“Il Lavoro rende liberi”. Siamo proprio sicuri???

Oggi parliamo di uno degli argomenti che mi stanno più a cuore.

Proprio ora ho ricevuto una mail da mia sorella, una delle mie 5 sorelle per la precisione (guai a te se pensi come tutti “povero papà” !), che mi ha fatto l’effetto della lattina di spinaci di Popeye o delle noccioline di Superpippo..

Per il tuo bene ti informo infatti che se dovessi avere un qualche problema e allo stesso tempo trovarti in qualche modo a contatto con me, ti conviene allontanarti di gran velocità se non sei certa di voler davvero cambiare la tua situazione e voler davvero risolvere il tuo problema.

Perchè, se resti anche solo vagamente nella mia orbita, il tuo problema ha l’effetto per me degli spinaci e delle noccioline di cui sopra.

Scherzi a parte, è assolutamente più forte di me: se qualcuno mostra un disagio o un problema, automaticamente tutta la psiconeuroingegneria che è in stand by nel mio cervello si accende,  e inizio a “passare lo scanner” alla ricerca:
  1. delle possibili soluzioni al problema
  2. della migliore soluzione, ovvero la più adatta a te, a chi sei veramente (e qui si fanno le più incredibili scoperte..)
  3. del percorso più efficace ed efficiente – ovvero semplice e veloce – per concretizzare la soluzione e dunque risolvere il problema
Tornando a mia sorella la situazione è questa. Lei è una laureata eccellente (110 e lode in 4 anni!) di giurisprudenza. E’ ora all’ultimo mese di praticantato e a fine anno avrebbe il primo scritto per l’esame di stato da fare per diventare ufficialmente avvocato. 

Però capita che sia ripetutamente dal medico per gastriti, dolori muscolari, tendiniti (mi pare di averla già sentita questa storia..), sbotta infastidita in continuazione, le viene l’ittero ogni volta che deve partire per andare allo studio in cui lavora… tutto per arrivare a capire che…

NON LE INTERESSA UN FICO SECCO DI FARE L’AVVOCATO DA GRANDE !

Lei avrebbe voluto fare la stilista o qualcos’altro di creativo ma a lei – come già dieci anni prima di lei, a me –  nostro padre “saggiamente” disse: mia cara figlia, ti ho cresciuto con tanto amore e tanti sacrifici non certo per vederti finire a morire di fame a fare quelle “stramberie da artisti”. Quelle le potrai fare se vuoi nel tempo libero (caro papà.. se tu sapessi che per laurearti e finire nel minor tempo possibile per riprenderti quanto prima la vita, di tempo libero NON TE NE RESTA !!).

Quindi non farmi innervosire (io devo averlo fatto innervosire un pò di più perchè al mio turno mi sono presa pure due sberle, ma vabbè..) e vai a fare una facoltà di quelle serie, di quelle che ti insegnano un mestiere (!!) tipo ad esempio, che ne so.. giurisprudenza !

Anche perchè “un avvocato in casa serve sempre”…

Ora, lungi da me il volermela prendere con mio padre, ormai è acqua passata e comunque non è colpa sua se ragiona cosìè che semplicemente lui – come molti, tanti, troppissimi altri – ha dei dati ormai sorpassati ed obsoleti ma non lo sa ma io non posso non partire lancia in resta per risolvere il dolore di chi sta dalla parte di quelli come mia sorella, o come me prima o come le tante persone che ho conosciuto e che si trovano davanti ad un muro insormontabile e si rassegna a pensare che ormai, il suo destino, dovrà essere segnato per sempre.

Per fortuna non è così, si può riuscire a riprendere in mano le redini della propria vita e imporre la propria coraggiosa scelta al mondo. 

Come i miei amici Omar ed Elisa, compagni di sventura ingegneristica a Padova e ora rispettivamente insegnante di chitarra e mamma-realizzatrice di fantastici gioielli fatti a mano, o Cristiana che, giusto qualche giorno fa mi ha scritto entusiasta dicendo che a dicembre chiuderà definitivamente dopo 10 anni la sua esperienza di avvocato e il suo lavoro per diventare “home stager” (in sintesi un’artista che rimette a nuova forma le case, un lavoro fighissimo che le avevo suggerito di guardare perchè avevo intuito poteva essere perfetto per lei) o ancora Cristina che dopo 3 anni di bulimia e insonnia per autosabotarsi e non permettersi di finire la facoltà di medicina risultata così tanto diversa dai suoi sogni e che giusto l’altra sera mi ha mandato un sms cinguettante di entusiasmo per aver, dopo aver lavorato insieme,  trovato la SUA VERA PASSIONE.

Potrei andare avanti a lungo e posso farlo perchè, come forse starai iniziando a capire, sono stata anch’io, per lunghi, infiniti, interminabili anni imprigionata dentro un’identità, un lavoro, una professionalità che avevo dovuto prendere perchè mi poteva garantire “un posto certo, un lavoro sicuro e garantito”.

E naturalmente, per la legge dell’attrazione, ho nel tempo incontrato tante persone con storie simili alla mia e  ogni giorno di più che mi addentro nella mia “Scelta Verde” ne incontro di nuove.

Purtroppo però devo dire che, per uno che ce la fa, 9 mollano. E forse le statistiche sono anche più inclementi.

Non è cattiva volontà, io ne ho ormai le prove: il punto è che DA SOLI è difficilissimo riuscire ad ammettere

  • di aver sbagliato strada
  • di aver permesso agli altri di imperare così fortemente nella nostra vita
  • di non riuscire a trovare il coraggio non solo di cambiare, ma anche solo di voler provare a mettere in discussione la nostra “scelta”
  • di avere il terrore di “cosa penseranno gli altri, chi mi conosce, i miei genitori !”
  • di essere ormai così avvizziti interiormente da non riuscire nemmeno più a rispondere alla domanda “e cosa vorresti invece ?”

Chi riesce anche solo a superare questa prima raffica di ostacoli interiori – e già sono in pochi – si arena ben presto di fronte alla sempre presente, serpeggiante, infida e malefica convinzione che “tanto NON si può campare con le proprie passioni!”

Tu cosa ne pensi? Vieni a condividere la tua esperienza su Facebook! 

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