I tuoi dipendenti risolvono problemi?

I tuoi dipendenti sono il tuo capitale più critico. Più del tuo prodotto o dei tuoi clienti. Perché possono risolvere i tuoi problemio crearne di enormi.

Ti è mai successo di incappare in un dipendente che ripete sempre gli stessi errori e che si ostina a non seguire le procedure?

Uno che magari lavora bene ma rende la vita un incubo a colleghi e superiori?

O qualcuno sempre svogliato?

O qualcuno più interessato a protestare piuttosto che alla risoluzione dei problemi concreti?

Magari di avere danni in azienda a causa di due dipendenti che non riescono ad andare d’accordo e non si parlano durante il lavoro, o semplicemente dipendenti che non collaborano manco a morire?

E’ un pò come avere qualcuno che continua a sporcarti il muro con i suoi fastidiosi segni, dopo che tu ti impegni così tanto per ripitturarlo in continuazione…

 

Una triste realta’

Quando il dipendente non gioca il tuo gioco, sono guai.

Domenica, complice il magnifico sole di questa calda primavera, ho voluto andare in gita con la famiglia al mare.

Puoi immaginare che come noi la stessa idea l’ha avuta circa qualche altro… migliaio di persone! Perciò ci siamo ritrovati all’ora di pranzo a girare supplichevoli in cerca di un posto per mangiare, in una moderna riedizione di Maria, Giuseppe e il bambin Gesù, che però nel nostro caso ha le vesti di una sei-enne scatenata che non vuol sentire ragioni quando ha fame.

Disperati, finalmente in una viuzza stranamente silenziosa di Chioggia, vediamo un locale che pare stranamente tranquillo. Ci fiondiamo dentro e, pieni di speranza, rivolgiamo la nostra supplica alla cameriera.

Lì la doccia fredda: nonostante ci fossero dei tavoli vuoti da 2 e da 4 posti, la cameriera borbotta che non ha posto perché noi siamo in 5.

L’ingegnere che è in me fa rapidamente due conti: per un locale da una ventina di coperti circa, 5 coperti sono il 25% della clientela potenziale, se la matematica non è un opinione. Giusto?

Eppure lei in modo sgarbato ci ha MANDATI VIA! Il suo obiettivo, evidentemente, non era trovare la soluzione. Era evitare lo sbattimento.

Come puoi immaginare abbiamo finito per andare a mangiare in un altro posto che tra l’altro, abbiamo scoperto, fa degli spaghetti alla busara da paura.

Quindi il locale ha subito 3 danni:
1) ha perso soldi
2) i suoi clienti hanno scoperto un concorrente
3) ha creato un passaparola altamente negativo 

Un po’ come è successo con l’hotel in cui uno dei miei clienti da anni teneva i suoi corsi di formazione.  Considera che mediamente i loro corsi hanno circa 7-800 persone ad ogni singolo evento… Puoi immaginare l’indotto di lavoro che si crea.

Ad un certo punto questo hotel ha avuto un cambio di direzione a cui è seguito un importante turn-over dei dipendenti e hanno cominciato ad arrivare strane risposte tipo “Mi spiace, questo non è mia competenza”, “Mi dispiace chieda a…”, oltre a disattenzioni da parte del personale, comportamenti sgarbati e scostanti.

Come puoi ben immaginare al terzo reclamo il mio cliente ha scelto di cambiare definitivamente hotel per i propri eventi.

Di nuovo, come sopra… l’hotel ha subito 3 danni:

1) ha perso soldi
2) i suoi clienti hanno scoperto un concorrente
3) ha creato un passaparola altamente negativo

brutto a dirsi ma

Se dipendi dal dipendente… hai un problema.

Questi due esempi dovrebbero farti riflettere su quanto sia importante per un cliente trovarsi di fronte una persona che ragiona come se fosse l’imprenditore.

E questo NON solo per i dipendenti a stretto contatto con il cliente. A ben guardare anche i colleghi di un dipendente rissoso o problematico sono in qualche modo dei tuoi “clienti”. Sicuramente sono un tuo importante capitale aziendale, soprattutto se è gente brava.

Mai capitato di perdere un talento brillante solo perché l’ambiente di quel reparto o delle persone con cui era a contatto avevano logorato completamente la sua voglia di lavorare nella tua azienda?

In un ufficio composto da 10 persone, basta una sola persona difficile per provocare più del 50% di distress (stress-cattivo). La persona difficile non è consapevole dei suoi effetti e replica in maniera seriale i suoi comportamenti disfunzionali provocando negli altri stati di disagio e di conflittualità.

Del resto fare business significa prima di tutto e prima di ogni cosa voler risolvere un problema. E se il tuo dipendente non ha in mente questo concetto, ci sono due possibilità:

  • Hai sbagliato il processo di selezione
  • Hai sbagliato il processo di formazione

Molti pensano che sia tutta una questione di assumere meglio o diversamente. Ma molto spesso succede che un lavoratore brillante per una certa realtà, in un contesto diverso si spegne finendo per chiedersi e dare sempre di meno.

Facciamo il punto

Ora ti chiedo: quanto tempo hai dedicato nell’ultimo anno alla formazione del personale? Quali sono gli obiettivi condivisi? Ogni persona è consapevole di quanto è importante il contributo che può dare alla tua azienda?

Rispondere a queste domande può permettere alla tua azienda di raddoppiare il fatturato, a parità di altre condizioni.

Uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Harvard University spiega che un buon livello di soddisfazione vale, in media, il 31% di produttività in più per l’impresa.

Come azienda, mai come oggi, è il momento di fermarsi a riflettere quanta attenzione e intenzione stiamo mettendo nella guida dei nostri lavoratori: sono numeri che mandano avanti la baracca o sono persone da cui, con un po’ di buona volontà e una strategia efficace, potremmo riaccendere passione, entusiasmo e voglia di fare la differenza?

Lo so, non è esattamente dire poco.

Ma è anche per questo che oggi sempre più aziende fanno così tanta fatica ad affrontare il mercato del lavoro 4.0: mancano i requisiti fondamentali alla base.

Manca un’adesione reale dei lavoratori all’azienda. Manca, troppo spesso, una visione e un progetto dell’azienda per creare adesione e reale partecipazione dei propri lavoratori, oltre che fornire loro strumenti adeguati per rispondere al meglio alle esigenze aziendali.

Ci si aspetta, un po’ come genitori di un figlio adolescente, che i lavoratori siano persone “ormai fatte e finite”, capaci di affrontare le sfide di ogni giorno e supportarci concretamente anziché avere ancora bisogno del nostro supporto.

Ma come ogni genitore di figli adolescente presto scopre, c’è un così grande divario di comprensione e di aspettative fra le parti in causa, che senza un adeguato progetto di condivisione e di formazione, è quasi impossibile riuscire a risolvere conflitti e soprattutto ottenere risultati.

Hai notato anche tu?

C’è una strana similarità fra l’esperienza di avere un figlio adolescente in casa e avere dei dipendenti in azienda…

Un dipendente problematico e “non configurato” può essere complesso da gestire quanto un adolescente in piena crisi ormonale.

Ma anche un bravo dipendente senza direzione né entusiasmo può essere un problema non da poco.

Il fatto è che tu non hai bisogno solo di avere pace ed equilibrio nella tua azienda.

Tu hai bisogno di persone sveglie, brillanti, capaci, determinate a scovare problemi e risolverli, non crearli.

Hai bisogno di RISVEGLIARE IL DESIDERIO DI LAVORARE PER L’ECCELLENZA nei tuoi lavoratori.

Ora, come immagino già sai, esistono diverse proposte nel mondo della formazione che hanno lo scopo di aiutarti a qualche titolo a migliorare il tuo clima aziendale e la produttività dei tuoi dipendenti.

Perciò a breve ti spiegherò perché quello che sto per descriverti è radicalmente diverso da tutto quanto tu possa aver sentito fino ad oggi. Ma prima lascia che ti dica due parole su di me.

Mi chiamo Erica Zuanon, ingegnere elettronico, mamma di un ragazzo di quasi 17 anni e di una bimba di quasi 7, sono stata segnata da una precoce traumatica esperienza di insoddisfazione professionale.

Ex frustrato ingegnere-ma-volevo-fare-altro, ex pianista professionista, alla fine ho maturato una maniacale esperienza in tema di realizzazione personale e da allora mi occupo di aiutare le persone ad avere più successo e soddisfazione attraverso una rivisitazione in chiave di eccellenza e alte prestazioni del loro modo di lavorare.

Webmaster, Coach, Formatrice e ideatrice del metodo CREEA® per la Riqualificazione Professionale Efficace, sono Autrice di “Un Lavoro che vale per una vita che vale” e “Missione Lavoro”, libro che ho avuto il piacere e l’onore di scrivere insieme a Massimo Rosa, il più noto esperto in Italia quando si parla di selezione e assunzione di personale. Head Hunter piemontese di fama internazionale, Massimo Rosa è stato scelto da Sky per recitare la parte di “se stesso” nel programma The Apprentice al fianco di Flavio Briatore, ma nel mondo delle risorse umane ha lasciato traccia ideando la prima catena di Job Shop italiani, che si trasformarono negli anni nelle attuali Agenzie per il Lavoro.

quella volta che…

Una scossa robotica

Dopo la botta d’impatto con la crisi, che mi ha obbligata a ricostruirmi professionalmente fino ad appassionarmi al web marketing e alle tecniche di comunicazione digitale, probabilmente la seconda scossa più grande che ho preso negli ultimi anni è stata quando ho intuito la terrificante grandiosità della rivoluzione digitale che la maggior parte di noi a mala pena intravede.

Parlo del digital divide, come lo chiama Filippo Astone nel suo libro “Industriamo l’Italia” che dice: “nelle fabbriche ci sono generazioni che fanno fatica ad usare gli strumenti digitali e il fenomeno sarà sempre più massiccio. Con l’aumento dell’età pensionabile, avremo persone sempre più anziane affiancate da persone giovani con un gap sempre più profondo sulle competenze digitali.

Per contro per i nostri ragazzi più giovani, i “millennials”,  quelli nati con lo smartphone al posto del ciuccio, la tecnologia è una parte integrante della vita ma sono ben lontani dall’avere un’idea di come poterla usare per portare valore ed eccellenza nel mondo del lavoro. Del resto, la maggior parte di noi adulti è ancora così in difficoltà nel raccapezzarsi su tutto quello che sta succedendo nella nostra stessa vita che essere una guida per qualcun altro è sostanzialmente impossibile. E i numeri della disoccupazione giovanile e dei NEET, ragazzi né occupati né studenti, non fanno che dare chiara evidenza di questa grave situazione.

La lingua batte…

Dove il dente duole, eccerto!

Dunque poteva forse un “ingegnere-elettronico-ma-volevo-fare-altro” avere in dono dall’universo qualcos’altro che… un ragazzo adolescente APPASSIONATO di ROBOTICA?

In realtà il nostro ragazzo alle medie rientrava a pieno titolo nei ranghi dei “pre-adolescenti molto difficili”.

Ma per fortuna un certo giorno, presa da sfinimento genitoriale, mi sono seduta davanti a lui e gli ho fatto una sessione di coaching di carriera, esattamente di quelle che fino a quel punto avevo fatto solo ai miei clienti.

“Mio caro, vediamo di capire cos’è che vuoi DAVVERO fare nella tua vita”.

Per fortuna, carne giovane, ce la siamo cavata molto in fretta e dopo aver preso consapevolezza che la sua passione più grande passava (ahimè!) per i robot, da bravo genitore-coach ho cominciato ad assecondarlo nella sua curiosità.

Tutto questo ha portato ad un paio di affascinanti risultati:

1) Da pre-adolescente problematico, il nostro ragazzo è diventato un adolescente eccellente con la media dell’8.9, nessun problema comportamentale e una voglia di autoapprendere che lo ha portato a ricevere (prima ancora di compiere 16 anni) le sue prime proposte di lavoro da aziende rimaste incantate dai suoi progetti con Arduino di cui parla nei video del suo canale Youtube

2) Per assecondare la sua passione ho scoperto il fantastico mondo della Robotica Educativa e le sue immense potenzialità per sviluppare abitudini di eccellenza MENTRE si abbassano le resistenze alla tecnologia e al pensiero scientifico di ragazzi E ADULTI.

Poco per volta così la robotica educativa ha fatto il suo ingresso nel mio lavoro di coaching e formazione a fianco di singoli lavoratori insoddisfatti in cerca di nuova linfa vitale.

Ma più guardavo i miei clienti e più mi rendevo conto che a mancare non era tanto l’abilità di cercare un nuovo lavoro o di capire più chiaramente quello che volevano fare di diverso nella loro vita.

Quello che più mancava era l’abitudine all’ECCELLENZA, al pensiero formato per cacciare e risolvere problemi anziché per lamentarsi. Stesse abilità che, peraltro, man mano mi stavo accorgendo di dover formare anche nel nostro giovane adolescente.

E’ tuttora stupefacente per me, genitore ma appassionata di crescita personale da una vita, vedere come pur crescendo con il massimo dell’amore e delle buone intenzioni un figlio, questo non sia sufficiente a far emergere in lui le abitudini dell’eccellenza.

C’è un che quasi di innato nell’essere umano che, mano a mano che cresce, lo spinge sempre a cercare la via di minor resistenza, di minore sforzo, di minore impegno, di andare al ribasso. E in una società frustrata e confusa come la nostra non ci sono certo molti altri esempi a cui rivolgersi per cercare ispirazione.

E’ stato così che, come già avevo fatto per superare brillantemente la botta della crisi, ho preso gli ingredienti che la vita mi stava offrendo e li ho mescolati – da bravo ingegnere – in un sistema replicabile e finalizzato.

Volevo qualcosa di FACILE abbastanza da poter essere spiegato ed interiorizzato persino da un adolescente ma allo stesso tempo EVOLUTO abbastanza da poter permettere di fare amicizia e pratica con le sfide robotiche del mercato 4.0.
E soprattutto doveva essere SCHEMATICO e replicabile abbastanza da non rischiare di perdercisi dentro come troppe volte mi è successo nei corsi di crescita personale fatti su di me.
Sai no? Quelli che ti sembra di capire tutto e che cambierà tutto, salvo che dopo neanche un paio di settimane dalla fine del corso sei tornato sugli stessi solchi di sempre e ti sei dimenticato di tutto, buoni propositi compresi…

Volevo qualcosa con effetti DURATURI e STABILI nel tempo.
Qualcosa di prevedibilmente misurabile e pianificabile. Un po’ come si fa in azienda coi Sistemi di Gestione Qualità su cui per tanti anni ho lavorato nelle grosse multinazionali come nelle piccole aziende padronali.

l’eccellenza prima di tutto

Perché scegliere questo percorso di formazione

Bravi a lavorare si diventa, non si nasce.

 

Il Sistema Squadra Straordinaria® è il percorso di training&coaching che permette di trasformare i tuoi lavoratori in RISORSE-CHIAVE, appassionate di quello che fanno, specializzate nel portare VALORE e OPPORTUNITA’ di sviluppo in azienda, grazie alla loro abilità di risolvere problemi, collaborare e lavorare per l’eccellenza e l’alta prestazione.

Struttura INGEGNERISTICA

basata sui principi del sistema Toyota, famoso nel mondo come modello per lo sviluppo oggettivo dell’eccellenza. Questa sua struttura fa sì che sia schematico e replicabile abbastanza da poter assicurare risultati duraturi.

Contenuti basati sulle NEUROSCIENZE MODERNE

e le evidenze scientifiche da queste portate negli ultimi 3-5 anni in tema di prestazioni di eccellenza.

Strumenti di ROBOTICA EDUCATIVA

che permettono di aumentare la familiarità con i linguaggi e mezzi nell’era 4.0 mentre si lavora per formare le abilità dell’eccellenza (e funziona anche con chi è allergico alla tecnologia come il diavolo all’acqua santa).

Lavorare oggi è un’impresa.

Meglio avere in squadra gente decisa
a portare soluzioni anziché creare problemi

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