Mamma Erica

Ci sono domande che nella mia vita ritornano ciclicamente da tempo. Una in particolare fra tutte:

Cosa sono venuta al mondo a Fare?

Per anni ho cercato, combattuto, lottato, pregato di trovare il mio Unico Vero Motivo di Esistere, la mia Vocazione, il Mio Grande Sogno, ma ogni volta che mi pareva di essere arrivata al punto scoprivo che, di nuovo, avevo preso un granchio.

Di sicuro in tutto questo lungo peregrinare ho scoperto una cosa fondamentale: il perché non trovavo la risposta che cercavo. Voglio saltare per ora i motivi per cui questo è accaduto a me – e accade a così tanta parte di noi. Il discorso è lungo e merita di essere affrontato con calma.

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“Da qualche parte, sopra l’arcobaleno, i cieli sono blu e i sogni che tu meriti di desiderare, diventano realmente veri” – Lyman Frank Baum

Per ora desidero solo condividere con te la mia scoperta.

Da tempo ormai avevo intuito che la causa alla base della mia infruttuosa ricerca era strettamente legata all’argomento “Sogni”. Quando ero piccola e per un certo tempo ancora fino ai margini dell’adolescenza, la cosa che più amavo era sognare, fantasticare, immaginare mondi ad occhi aperti.

Ma, a quanto pare, questo non era un comportamento “socialmente funzionale” perciò tutti i miei educatori non perdevano occasione per intimarmi di scendere dalla mia “torre d’avorio”, dal mio mondo dei sogni per imparare a diventare concreta, reale e funzionale.

E’ stato così che, nonostante il Sogno più grande alla volta dei 18 anni fosse quello di iscrivermi al DAMS (l’accademia di Arti Drammatiche) per poter vivere liberamente la mia Passione per la musica e imparare ad esprimermi liberamente e senza remore studiando recitazione, finii invece per iscrivermi ad Ingegneria.

Come dire, più quadrati di così si muore.

E in effetti dopo solo qualche mese di Ingegneria non sono forse clinicamente morta ma ho iniziato a manifestare una serie sempre più ampia di segni di malessere: reazioni allergiche, dolori di stomaco, mal di testa e un senso generalizzato di malessere che compensavo con sigarette fumate di nascosto e birre fuori orario nel tentativo di “stordirmi” un pò per non sentire quello che non volevo sentire.

Dopo alcuni mesi di questa non vita decisi di riprendere in mano le redini della situazione, mi presentai da mio padre e gli dissi:
“Ho intenzione di lasciare Ingegneria e iscrivermi a Psicologia”.

Mi era parso infatti che, per curare tutto quel malessere che mi era cresciuto addosso inaspettatamente e violentemente, gli Studi di Psicologia potessero essere la cosa migliore. Ancora ricordavo una frase letta  quand’ero ragazzina in cerca di risposte, su un libro dal titolo “Che cos’è la Psicanalisi”. Diceva che la psicanalisi era lo “strumento più efficace per conoscere se stessi, riacquistare fiducia e autonomia, per liberarsi dalla paura”.

Esattamente quello di cui avevo bisogno a quel punto: recuperare fiducia, autonomia, liberarmi dalla paura e da tutto quel malessere.

Purtroppo la reazione di mio padre fu tutt’altro che positiva e così, con due schiaffoni che mi colsero di sorpresa, avvenne il K.O. definitivo dei miei sogni.

Terminai Ingegneria con un crescendo di disagi, malessere, errori e pasticci vari, mentre nel frattempo mi diplomavo in Pianoforte ma senza troppa soddisfazione: avevo ormai perso qualcosa di importante evidentemente, visto che anche il suonare era diventato un “lavoro”.

A quel punto l’unico chiodo fisso era diventato il riuscire ad avere successo, il diventare famosa per rivincita, per dimostrare a mio padre che “anche una sognatrice può farcela”. Perciò, dopo la laurea feci di tutto per fare carriera come pianista ma le cose non funzionarono e il tarlo del “aveva ragione mio padre” si instaurò definitivamente nella mia vita.

A quel punto ormai la situazione era così compromessa che era rimasto in me solo il ricordo di avere avuto dei Sogni, ricordo che si manifestava come disagio sottile e costante, che cercavo di mettere a tacere in tutti i modi che trovavo. Oltre a quelli del tutto insani quali sigarette e birre medie, per fortuna dopo qualche tempo iniziai a leggere libri di auto-aiuto, a frequentare corsi di vario tipo, di psicologia, di yoga, di new age e via dicendo.

La mia ricerca è durata anni e avremo modo di parlarne con il tempo ma quello che importa ora è che, dopo aver tanto studiato, tanto cercato, dopo tanta autoanalisi, nonostante le mille tecniche, gli strumenti, i libri letti, i corsi frequentati, non sono di fatto più riuscita a trovare “la mia strada”.

La mia ricerca personale mi aveva portata a trovare un marito stupendo, a creare una famiglia, ad ottenere dei buoni risultati, a costruire un lavoro che mi dava molte soddisfazioni e che in alcune cose sembrava avere il profumo di ciò che amavo più di tutto da ragazza (scrivere), ma ugualmente alla fine mi ritrovavo con l’amaro in bocca: alla fin fine restavo pur sempre “l’ingegnere – ma – non –  lo – volevo – fare – per – davvero”.

Ogni qual volta avevo un’ispirazione, un’idea e cercavo di metterla in pratica, convinta di aver finalmente trovato qualcosa di inedito a cui nessun altro aveva pensato o realizzato – il che sarebbe stato per me chiaro segno di essere finalmente davanti alla mia vocazione – presto o tardi mi ritrovavo a vedere che in realtà inedito non era: altri stavano già vivendo e incarnando quell’intuizione che non potevo più dunque definire mia.

Sono stata per anni alla ricerca disperata di qualcosa di unico, inedito, originale da realizzare: sul lavoro, nella vita personale, nel successo economico. Ho fatto diversi tentativi in svariati ambiti: formazione, realizzazione di software, consulenza aziendale, counseling, internet business e ancora molto altro. Durante il percorso ho ottenuto spesso risultati interessanti, sia economicamente che per il riscontro di fiducia e stima delle persone con cui venivo in contatto ma alla fine, in fondo in fondo non avevo la sensazione di essere arrivata al punto.

Finché una notte, la 287-esima notte di insonnia dopo la nascita della mia adorata Figlia, schiacciata dalla stanchezza, dalla fatica e dai tentativi di mantenere insieme la ricerca della mia Vocazione e l’impegno -inimmaginabile a priori- della cura di un neonato, toccai il fondo.

Era da un pò per la verità che rimbalzavo ormai attorno al “fondo” ma fino a quel momento avevo comunque cercato di alzare la testa, di riprovarci, di darmi slancio, di cercare di crederci ancora. Ero però arrivata al punto che questi tentativi mi costavano più dolore che altro e, soprattutto, stavano minando seriamente anche ciò che di buono avevo conquistato nella mia vita: la mia famiglia, mio marito e i nostri figli.

Il malessere, la frustrazione, la stanchezza avevano creato un mix di sensazioni negative da cui non riuscivo più, nonostante tutte le tecniche e il mio impegno, ad allontanarmi, in un vortice che ad un certo punto mi portò a dire:
“Ecco, questo è l’inizio della depressione”.

In qualità di affaticata neomamma, sotto lo stress di un mondo del lavoro che tutto fa fuorché accettare e dare spazio alla libera espressione della maternità, troppe volte da sola con tutto il malessere che gli altri si affrettano a dirti “passerà”, cominciai a vedermi terribilmente vicina ad un baratro più grande di quello che avrei mai potuto immaginare. 

Di Baby Blues, la depressione post partum che può fare la sua apparizione per tutto il primo anno dopo la nascita del proprio figlio avevo purtroppo ben noti gli effetti da vicino, avendo l’esperienza di donne forti che mai avrei pensato potessero esserne colpite, caderne vittima. E da quanto stava accadendo c’erano tutti i presupposti perché anche io entrassi in una strada da cui, tornare indenni è davvero faticoso.

In tutto questo il mio fedele amico e compagno, fonte di ogni informazione e ispirazione – internet e il web – ad un certo punto smise anche lui di essere d’aiuto: i consigli che trovavo, le mille risposte finivano per lasciarmi solo più confusa e stordita. 

“Lasciar piangere tuo figlio finché non si addormenta” oppure “Cosleeping ad oltranza”
“Girello assolutamente no” oppure “Girello sì”
“Vaccini guai al Cielo” oppure “Niente di male a vaccinare”
“Autosvezzamento” oppure “Svezzalo e così riprenderai a dormire”

Potrei andare avanti per ore. Ogni teoria viene sbandierata con assoluta certezza e tu, da brava mamma innamorata di tuo figlio più che della tua stessa vita, non sai a chi credere.

Nel frattempo tuo figlio si ammala, ha la tosse e allora “Niente medicine”, “Sì medicine”, poi cresce e allora niente “Asilo nido”, sì “Asilo Nido” e tu sei sempre più sola, frustrata, triste e arrabbiata: “Nessuno mi aveva detto che essere genitori fosse così difficile“.

Ormai l’unica cosa che rimaneva era la sensazione di essere un vaso rotto che non si può più aggiustare.

Così, quella notte, la 287-esima notte di insonnia, mentre la mia Piccola si dimenava sul letto per il mix di mal di denti, febbre, tosse e raffreddore, presi in extremis una decisione che fece la differenza.

“Ok, per questa vita ho provato abbastanza a risolvere i miei irrisolti, a trovare il mio destino ma non ci sono riuscita. Se continuo ancora su questa strada l’unica cosa certa è che a pagarne le conseguenze sarà mia figlia. Avrà una madre sempre più impaziente, sempre meno felice, sempre più isterica e tutto questo non è quello che desidero per lei.

Al diavolo i soldi, al diavolo la conquista del successo.
Scusami mondo se non riesco né a trovare la mia vera passione .
Scusami mondo se non riesco, come altri invece hanno fatto, a trasformare abbastanza bene tutto quello che so, che ho esperito e imparato in un qualcosa che mi permetta di guadagnare dando il mio contributo al mondo.
Scusami papà se ho provato ad essere concreta ma non sono riuscita a cavarne dal buco un ragno abbastanza considerevole da rendermi meritevole di avere finalmente la tua approvazione.

Ma guai a me se resto ancora un minuto nella condizione in cui sono, perché mi costringerebbe da qui a qualche tempo a chiedere scusa anche a mia figlia: per non averla fatta crescere credendo nei Sogni, per averle trasmesso l’ansia di Sopravvivenza o la compulsione a “fare soldi” per poter vivere. 

A questo punto, se anche solo riuscirò ad impedire che la vita – e io attraverso di lei – tolga anche a mia figlia il Potere di Sognare, sentirò di non aver vissuto invanoSe anche solo riuscirò a trasmettere a mia figlia il senso che la vita è Magia, è puro Potere se riesci a curare con amore i tuoi Sogni, allora sarà comunque valsa la pena.”

E’ da questo momento particolare che è nato questo Sito e la “Scelta Verde”: per ricordare a me e a mia figlia che la vita merita di essere vissuta solo se non permetti a nessuno di Rubare i Tuoi Sogni. 

Io, che purtroppo ho permesso che rubassero i miei, so quanto dolore e fatica comporta e non permetterò mai a nessuno di fare altrettanto almeno a mia figlia.

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E se poi, tu che leggi, troverai qualche spunto interessante per riaccendere o ritrovare i tuoi sogni, ti prego, torna a raccontarcelo: c’è quasi più bisogno di questo che di aria al giorno d’oggi!

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Con Riscoperto Amore

Mamma Erica