#IoNonMiAccontento. La vita è una, voglio che ne valga la pena

#IoNonMiAccontento. La vita è una, voglio che ne valga la pena

Sara mi guarda con gli occhioni grandi quanto quelli di un cerbiatto spaventato. 

E’ bella, di una bellezza timida ma commuovente quanto quella di una bambina, nonostante sia già ormai oltre i 35 anni.

Laureata, avvocato-ma-volevo-fare-altro, si trascina stancamente fra aule di tribunale, fotocopiatrici rumorose e volumi polverosi scritti in azzeccagarbugliese.

Si chiede come mai sia finita a fare questa vita. Proprio lei.

Lei che amava il sole, la libertà, il mare, correre fino a perdere il fiato e poi sdraiarsi sulla sabbia calda nel sole rovente dell’estate… l’unica cosa su cui ora poteva sdraiarsi era il letto del suo monolocale in centro, scaldato solo dal suo gatto Romeo.

Dimmi, cosa c’è che non va in me?” mi chiede, sperando finalmente di incontrare una risposta che le dia sollievo. O forse, più che altro, un senso.

Perché per le persone come Sara – e come me per tanti anni – la faccenda è che la vita, così, non ha un senso.

Non importa quanto guadagni.

Non importa quanto ti invidiano gli altri.

Non importa quanto sembri intelligente e brillante.

La sera, quando tutti i rumori e le corse della giornata sono finite, tu sei lì solamente con te stesso e ti chiedi:

Ma chi me lo fa fare di continuare così anche un solo altro giorno?

Guardo Sara intensamente negli occhi, quasi cercassi di abbracciarla nel tentativo di passarle la mia certezza di oggi. Quella certezza che – oggi – sa che Sara ce la può fare e che non ce niente che non va in lei.

Per prima cosa, cerca di rilassarti. Fai un bel respiro profondo e lasciati andare sulla sedia. So che vivi spesso come se fossi seduta su un sedile di spine. E’ normale, normalissimo.

Quando hai la percezione che la tua vita non è sotto il tuo controllo; quando sei ormai convinta che hai sbagliato strada ma non hai idea di come fare per cambiare rotta e ti sembra che ormai sia invariabilmente troppo tardi… è normale sentirsi pieni di tensione, stress e soprattutto paura.

Sara mi guarda e annuisce con i suoi occhioni da Bambi mentre cerca di trovare una posizione un po’ più comoda sulla poltrona del mio ufficio.

“Ok, brava. Allora Sara, ascoltami. Per prima cosa dobbiamo gettare nuove solide basi. Dobbiamo aiutarti a vedere nuove possibilità e soprattutto ridarti la voglia, la fiducia e la forza per poterle cogliere. In questo momento sei come una pianta avizzita e ripiegata su se stessa. Ti senti sfiduciata, spenta, senza possibilità né via di scampo. Voglio che tu sappia che è normalissimo e non dipende in nessun modo dal fatto che tu sei, in qualche modo, sbagliata”.

Eccolo pronto… il guizzo di una fiammella di speranza che riparte.

Quando quel momento arriva, non importa quante altre centinaia di volte l’ho già visto arrivare in quante altre facce e sfumature e storie… Quel momento è quello che dà un senso alla mia vita.

E credimi, arrivare a scoprire di avere un senso non è stata cosa per niente facile nemmeno per me…Ex frustrato ingegnere-ma-volevo-fare-altro, oggi ho una storia a lieto fine da raccontare. Ma non è sempre stato così, anzi.

Per quasi vent’anni sono stata un altalenare fra le Sara, i Marco, le Alessandre, i Luigi, i Marcello, le Lisa, i Mattia… che oggi bussano alla mia porta alla ricerca di una risposta. Solo che io una volta non l’avevo.

Non avevo per niente le idee chiare come le ho oggi. Ed ho sudato veramente sangue per riuscire a venire a capo dei mille sgambetti e tranelli che il nuovo mercato del lavoro ci ha messo davanti, soprattutto dopo l’arrivo della crisi del 2009.

Per questo motivo ormai da anni dedico ogni goccia delle mie energie a diffondere quello che ho imparato e tradotto sistematicamente nel modo più semplice e replicabile possibile.

– “Quello che dobbiamo fare per primissima cosa, Sara, è lavorare sui due pilastri portanti che, se non sono a posto, ti impediscono di guardare al futuro con serenità e fiducia”.

– “Quali sarebbero?”

– “Il primo è il senso di meritare.

– “Cioè?”

– “Cioè, se io ti chiedessi che cosa senti di meritare tu, nella tua vita, cosa mi diresti?”

– “Beh… ti direi che merito di avere una casa, una famiglia, un buon lavoro… insomma una vita tranquilla”

Una vita tranquilla, una casa, una famiglia, un buon lavoro… niente di strano apparentemente non trovi?

Decisamente… “una vita normale”. Quella che vorremmo tutti, alla fin fine, giusto no?

 

 

A Sara e a chi incontro di persona lo spiego con più delicatezza ma a te che non posso vederti negli occhi e non posso guidarti, passo dopo passo, a capire come stanno le cose veramente, devo dire le cose senza mezzi termini!  

Ti aspetti troppo poco dalla vita

 

Non ti innervorsire. E’ vero, non ti conosco e non ho la minima idea di chi sei, cosa fai e cosa pensi o speri. Ma questa è una questione dimostrabile scientificamente.

Sono certa che se lavorassimo a tu per tu, anche solo per un paio d’ore, ti dimostrerei con assoluta chiarezza che quello che sto dicendo è la verità.

Anche nel tuo caso: ti aspetti troppo poco dalla tua vita.

Sai perché ne sono così sicura?

Perché IO stessa mi aspettavo troppo poco dalla mia vita nonostante avessi passato quasi vent’anni a fare corsi di crescita personale e studiare libri di ogni genere tipo perché volevo una vita migliore…

Il fatto è che, per come siamo cresciuti, non abbiamo assolutamente sviluppato nessun PIANO D’AZIONE per pensare veramente in modo strategico e intelligente alla nostra vita e alle nostre aspettative.

La conseguenza di questo è che il nostro orizzonte è LIMITATO e non riusciamo a vedere lontano quanto potremmo.

Per cui, per forza di cose, ci aspettiamo cose limitate.

Ci aspettiamo di trovare “un lavoro che almeno mi posso fare il mutuo e comprare casa”, di avere un lavoro non troppo lontano da casa perché così almeno posso vedere i miei figli al volo nell’ora di pausa pranzo…

Ci aspettiamo di poter arrivare a fine mese dignitosamente e magari possibilmente fare anche un paio di settimane di vacanze all’anno al mare…

 

Ma questo NON è avere aspettative.

Questo NON è sentire di meritare grandi cose.

“Sì sì ok, Erica, bel discorso, ma adesso torniamo alla vita reale, basta con i sogni”.

Se questo è quello che stai pensando, hai DAVVERO bisogno di leggere il mio libro Un Lavoro Che vale per una vita che vale. Dove ti dimostro, fatti e numeri alla mano – da buon ingegnere che è in me – che OGGI alzare il tiro delle tue aspettative, “sognare in grande”, non è un di più per pochi ma l’unica reale strategia di successo professionale ed economico nel nuovo mondo del lavoro “liquido”.

Purtroppo la maggior parte di noi si è così abituata a vivere una vita “testa bassa e lavorare” che nemmeno si permette più di pensare e sognare a dove vorrebbe essere domani.

Al più ormai ci si riduce a pensare che “domani magari vinco all’enalotto e così non ci penso più”.

Questa prospettiva così limitata, senza sogni, senza speranze, senza motivazione è esattamente il frutto di un intero sistema educativo e lavorativo creato a tavolino negli ultimi secoli per produrre uomini in serie, forza lavoro obbediente e senza troppe pretese.

MA

Oggi che quel sistema è entrato in crisi…
Oggi che ci sono robot ancora più obbedienti e con pretese pari a ZERO…
Oggi tu DEVI alzare la testa e guardare al tuo futuro, pretendendo da te stesso di crearlo a tua immagine e somiglianza.

A questo riguardo, voglio suggerirti una lettura che per me è stata molto illuminante quando ero ancora solo un frustrato ingegnere-ma-volevo-fare-altro. Si chiama “Te Stesso al 100%” ed è uno dei primi e più famosi libri di Wayne Dyer, straordinario pensatore e oratore americano, purtroppo già mancato qualche anno fa.

Il sottotitolo in italiano dice “la semplice filosofia d’essere sempre nel tuo momento migliore” e in quarta di copertina ti spiega cosa intende:

“E’ possibile liberare tutte le energie, tutta l’intelligenza, tutta la volontà che sono nascoste in noi e che normalmente non utilizziamo? E’ possibile vincere sempre? Non solo è possibile, ma si può addirittura imparare ad avere successo (e a essere felici) seguendo con intelligenza alcune semplici regole”

Ora, devo dire che ho provato a lungo ad applicare queste – e milioni di altre regole – nella mia vita, nella relazione di coppia e nel lavoro.

Ma se per la vita, la relazione, la famiglia e in generale il mio modo di affrontare le cose sono state molto utili, queste “semplici regole” e molte altre più o meno semplici proposte da altre centinaia di autori che ho letto in tutti questi anni, queste regole incredibilmente non riuscivano mai ad aiutarmi nel trovare una quadra per quanto riguardava la mia situazione di insoddisfazione lavorativa.

Del resto, quando hai una laurea importante conquistata con sudore o comunque un bel lavoro ben pagato e tutti ti invidiano perché tu sei così fortunata…

come fai anche solo a confessare che in realtà vorresti mollare tutto e ripartire da capo facendo tutt’altro, ma non sai bene cos’altro???

Eh… Esatto, non è semplice.

Anzi, sembra piuttosto impossibile. Conferma ne sia il fatto che sono rimasta per ben 18 anni a marcire nella mia insoddisfazione, fra tentativi di distrarmi e somatizzazioni di ogni genere e tipo.

L’unica cosa che mi ha permesso di uscire dal tunnel è stato il SECONDO pilastro che ho spiegato, quel giorno a Sara:

“Vedi Sara, una volta affrontato il senso di “meritare” in modo serio e strutturato, il secondo pilastro Sara su cui dobbiamo lavorare è il tuo SENSO DI ESSERE CAPACE. Ma attenzione. Non intendo “essere capace a fare l’avvocato o a fare la mamma o la compagna o qualunque altra cosa che sai già fare.

Perché sapere di essere capace di quello che già sai di essere capace ti porterà a circuitare sempre negli stessi spazi e percorsi. Quello che dobbiamo invece sviluppare è il tuo senso che SEI capace di ottenere quello che vuoi, in un modo o nell’altro ti sai dotare di quello che ti serve per arrivare fin qui

Probabilmente, come Sara anche tu mi guarderesti stranito perché ti sembrerebbe che, se oggi non stai facendo quello che vorresti è perché non sai ottenere quello che vorresti, giusto?

Sbagliatissimo.

Se oggi non hai quello che vorresti non è perché non lo sai ottenere. Ma perché non sei stato chiaro abbastanza a definire quello che volevi.

Prova a pensarci. Hai scelto il lavoro che ora fai per quale motivo?

Con ogni probabilità perché volevi “un buon lavoro, una famiglia, una vita tranquilla”, visto che nessuno ti ha mai insegnato – né forse permesso – di pensare abbastanza in grande, come abbiamo detto prima nel primo pilastro.

E quindi, quando poi il sistema economico è crollato con il 2009, niente di più ovvio e scontato che tu ti sia ritrovato su un campo minato. E niente di più ovvio e scontato che tu non abbia la minima idea di come e cosa fare per cambiare la tua situazione.

Per cambiare rotta il mio consiglio è: comincia a lavorare sui due pilastri. Per questo ti do due consigli su cui puoi metterti subito all’opera e già migliorare in modo netto la tua situazione attuale. Prova e vedrai.

Quindi

PUNTO DI LEVA N°1: Sentire di Meritare, in grande.

Per farlo ti suggerisco, oltre a leggere il libro di Wayne Dyer di cui parlavamo prima, di prenderti del tempo e fare una lista di tutto quello che vuoi o che vorresti.

E se hai voglia di sfidarti un po’ di più, ti suggerisco un altro esercizio che per me è stato incredibilmente utile per spingermi, disciplinatamente, a pensare più in grande e a chiedermi – e aspettarmi – di più. Si tratta dei “101 desideri”, qui in Italia reso famoso da Igor Sibaldi. Molto semplicemente, c’è un suo video in rete di circa una mezzoretta che ti spiega cosa e come fare.
Se avrai la tenacia e la disciplina per farlo, potresti stupirti di quello che comincia a succedere dentro di te

PUNTO DI LEVA N°2: Sentire che sei già stato CAPACE di grandi cose.

Anche solo il fatto che stai ancora leggendo questo mio “messaggio nella bottiglia del web” lo dimostra. Tu VUOI di più. Una parte di te VUOLE poter credere di più. E’ tuo dovere dare a quella parte di te gli STRUMENTI, le CONOSCENZE e la STRATEGIA per andare dove merita e sogna.
Quindi? In pratica?

Qualunque sia la situazione che in questo momento ti blocca, prendi zio Google e tartassalo di domande e di richieste. Non riesci ad andare d’accordo con tuo figlio adolescente? Chiedi a zio G. Non riesci a trovare l’amore della tua vita? Chiedi a zio G.

Trovare le risposte non sarà semplice perché nel mare del web, nel mondo dell’informazione in cui viviamo purtroppo oggi la cosa difficile è sapere QUALI domande fare. QUALI alternative esistono là fuori che tu non conosci.

Solo che, già che non le conosci… come fai a cercarle?

Per questioni di cuore, di relazione o di figli potrei dirti magari la mia davanti ad un caffè se ci incontrassimo un giorno.

Ma per questioni di LAVORO, ho trascritto e tradotto in modo sistematico – al limite dell’ossessione – tutto quello che mi ha permesso di risolvere la MIA insoddisfazione professionale e trasformare il tutto in un percorso perfettamente ripetibile e alla portata di chiunque.

Puoi evitarti i miei 25 anni di frustrazione, errori, dolori, esaurimenti, stress, sangue, sudore e lacrime e fare tesoro della capacità di sintesi di un ingegnere per avere a tua disposizione esattamente le domande precise da fare a te – e a zio G – per scoprire quali alternative migliori ci sono nel mondo del lavoro per te oggi.

E, soprattutto, come fare a raggiungerle senza rischiare di perdere tutto quello che già di buono hai conquistato fin qui.

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Missione Lavoro e Un Lavoro che Vale (+ regalo per te!)

“Non azzardarti a volare basso, amico mio. Non sentirti in colpa se hai obiettivi alti. Quei sogni sono stati piantati come semi nella tua anima per un motivo ed è tuo dovere onorarli. Non frenarti nella vita solo per confortare o placare chi ti sta intorno. Trattenersi non è umiltà: è mentire”  Cit. B. Burchard

Come vincere la sindrome da “Odio-il-lunedì”

Come vincere la sindrome da “Odio-il-lunedì”

RIASSUNTO:

  • Odi il lunedì? Con molta probabilità è colpa del tuo lavoro…
  • So che ti potrebbe sembrare difficile da credere però la realtà dei fatti è che il problema non è il lavoro che fai, ma tutta un’altra serie di dati mancanti che però puoi recuperare, una volta che capisci DOVE trovarli.
  • Guarda il video per ascoltare l’intero training
  • 2 Errori da evitare e 3 Soluzioni da mettere in atto subito per migliorare il tuo rapporto insoddisfacente con il lavoro

(NOTA: Quella che segue è la trascrizione del video registrato in diretta)

Al momento in cui sto registrando questo video è lunedì.

Magari tu lo guarderai in un momento diverso della settimana, ma poco importa perché tu sai benissimo come me che prima o poi un altro lunedì nella tua vita arriva… A dirla tutta oggi è un lunedì particolare perché è anche il lunedì di rientro dopo la pausa abbastanza lunga delle vacanze natalizie e, probabilmente ne hai già sentito parlare perché se ne fa molto discutere ai giornali e alla radio, esiste addirittura una cosa che si chiama “SINDROME DA RIENTRO”

Ovvero: nel momento in cui tu stacchi per qualche motivo, soprattutto per  qualche periodo più lungo, quindi già solo il weekend, ma in particolar  modo vale per le vacanze, e poi ti ritrovi a ritornare nella tua vita quotidiana… Il tuo sistema prende uno di quegli scossoni che lo alterano profondamente!

E uno dei fattori che ha maggiore incidenza in tutto questo, immagina un pò..?

Il LAVORO!

Ma certo! la maggior parte di noi ha una situazione lavorativa che per qualche motivo è insoddisfacente: 

  • ti porta via troppo del tuo tempo.
  • O magari in questo momento non hai un lavoro, o hai paura di perdere quello che hai
  • oppure ne hai uno che anche ti piace ma non ti permette di guadagnare abbastanza
  • oppure hai un lavoro che ti fa guadagnare un sacco ma non ha nulla a che vedere con te, con chi sei veramente…

Insomma: ti ritrovi la domenica sera che sai che domani e lunedì e riprendere quella routine
ti è cosììììì pesante! 

E’ una situazione che accomuna tantissimi di noi (me compresa per lunghissimo lunghissimo tempo)

E’ per questo che ormai ho una certa esperienza (anche perchè ho trovato il modo per venirne fuori)

E in questo video voglio condividere con te due fondamentali ERRORI con cui gestire in maniera scorretta questa situazione e tre SOLUZIONI che puoi mettere in pratica fin da subito per far sì che il prossimo lunedì sia meno disastroso di questo!

 

I due più grossi errori da evitare

Allora il PRIMO errore è: “Basta, mollo tutto!

Che sia vero o che tu semplicemente lo pensi, il problema rimane lo stesso.

Ovvero, si tratta di una falsa soluzione perché il problema non è veramente il tuo lavoro…

So che ti potrebbe sembrare difficile da credere però la realtà dei fatti è che il problema non è il lavoro che fai, ma tutta un’altra serie di dati mancanti

A causa della società nella quale siamo cresciuti, che non era preparata per farci vivere in questo mondo del lavoro, adesso ti mancano STRUMENTI, ti mancano INFORMAZIONI ti manca una STRATEGIA e soprattutto ti manca un modo di vedere il mercato del lavoro che ti permette di affrontare la tua vita lavorativa in modo completamente diverso al punto da sentirti realizzato, straripante di energia, con un sacco di voglia di fare e di conseguenza anche l’energia per affrontare il lunedì in maniera completamente diversa.

Quindi il “mollo tutto” non è un modo corretto di affrontare questo fastidioso disagio, la fatica, la sindrome da rientro che sia da vacanza, che sia da weekend lungo.

Errore N°2

Altro modo sbagliato per affrontare questa situazione è pensare “Porto  pazienza” “Così fanno tutti”… è la vita, è il mondo, diventi grande… poi hai gli impegni… i figli, il mutuo, la macchina, cosa ci vuoi fare, è così per tutti…

Ecco questo è un modo sbagliatissimo perché quello che è “per tutti” non significa che sia la verità assoluta.

E’ semplicemente la cosa più comune ma non per questo deve essere la regola.

C’è quella frase bellissima di Einstein che diceva

“Tutti pensano che una cosa è impossibile finché arriva a quello che non lo sa e la fa”

Ecco, la situazione è esattamente la stessa. 

Io ho vissuto per anni circondata di persone che mi dicevano “Ma piantala di rompere le scatole, sei un ingegnere, hai un lavoro fantastico” (fantastico secondo loro, comunque… perché guadagnavo) di che cosa ti lamenti?”

E mi lamento che non mi sento realizzata!

Mi lamento che non va bene e anzi non è che mi lamento, proprio voglio qualche cosa di diverso e non mi andava bene sentirmi dire “Ma… che cosa vuoi di più? Hai un buon lavoro, una famiglia, è così che succede per tutti… Vai avanti fino alla pensione e poi te la godrai“.

Ora, se questo consiglio poteva andare bene fino a anni fa, oggi che alla pensione probabilmente neanche ci arriviamo perché è un sistema in… diciamo un sistema “critico”, quello pensionistico italiano, ma oltre a questo: se anche dovessi arrivarci, fammi capire, a 65 70 80 anni che cosa mi posso godere? Che vita posso godere?

Quando poi non ho avuto il tempo per godermi i miei figli crescere perché ero troppo impegnata a fare un lavoro che mi disgustava, ero stressata, non avevo tempo, non avevo i soldi per godermi le cose?! A 70 anni che cosa faccio? Prendo e vado in giro per il mondo?

Certo, c’è chi lo fa, ma bisogna avere la certezza che avrò una salute di  ferro e che potrò permettermi di fare tutto quello che a 30 35 40 45 50 anni e oltre posso fare, ma in maniera diversa.

Quindi “così fan tutti” non è una risposta.

Questa è stata la mia grande fortuna (o forse meglio tenacia e  insistenza): il fatto che per vent’anni ho insistito, sono caduta migliaia di volte perché ero determinata a trovare quello che mi appassionava, avere un lavoro che valesse il tempo, la mia vita e di conseguenza poi, anche se il lunedì mattina le coperte calde sono comodissime anche per me!, però ho un qualche cosa che mi motiva ad alzarmi, a partire, a fare, perché sono cose che mi realizzano, che mi soddisfano.

Perché il mio lavoro vale il mio tempo, oltre naturalmente poi a rendere migliore la mia vita, il mio umore, il modo con cui posso affrontare il resto della vita e quindi migliorare anche le situazioni personali, le relazioni, la voglia e il tempo per dedicarmi in maniera migliore al mio corpo… quindi è un circolo virtuoso che si attiva nel momento in cui tu hai  nella tua vita un lavoro che vale il tuo tempo e la tua vita!

Quindi, questi due erano in due modi errati. Abbiamo detto: “Mollo tutto”, che sia solamente una fantasia o che tu lo faccia per davvero, che è ancora più rischioso, e “Così fanno tutti” sono i due errori. 

Tre soluzioni per liberarti dal senso di insoddisfazione
per il tuo lavoro

N°1. Chiarezza

Fai chiarezza! Chiarezza su che cosa c’è che non funziona e anche poi su quello che funziona.

N°2. Perchè

Il secondo punto su cui lavorare è questo: “Trova un perché”. Non dico il perché della vita, ma un perché che ti permetta di focalizzati sul sulla fatica che stai facendo e dargli un senso. La vita  non è sempre perfetta… qualunque cosa ti capiti può essere punteggiata di cose che non funzionano, qualunque situazione può prenderti alla sprovvista…

Quindi non possiamo fare i conti con quello che arriva da fuori perchè non è controllabile nè prevedibile. Ma darci un perché nel momento in cui stiamo facendo fatica è indispensabile! E’ quella cosa che ti fa rialzare, quella cosa che crea in te la resilienza, quella cosa che ti dà la spinta, quella cosa che ti permette di restare in movimento anche quando le cose sono difficili.

Un lavoro orrendo, se lo fai perché sai che ti stai costruendo, anche semplicemente una sicurezza economica nel mentre ti costruisci un  percorso lavorativo diverso e migliore, è già tutta un’altra cosa!

Io ho passato anni facendo un lavoro che non mi piaceva, che letteralmente odiavo, somatizzano sul piano fisico, ma sono riuscita ad andare avanti proprio e solamente perché sapevo che quel lavoro mi permetteva di guadagnare dei soldi con cui io potevo mantenere i miei impegni, le mie cose, la mia vita e nel frattempo studiare, reinvestire comprare corsi di formazione, tutto quello che mi è servito per arrivare ad essere la persona che sono adesso.

Quindi, il fatto di farlo per un perché, può essere un perché di crescita ma può essere un perché per i tuoi figli, l’importante è che sia un perché collegato al terzo punto di soluzione.

Perché il sacrificio solamente in quanto tale a tempo indeterminato “lo  faccio così per i miei figli per sempre” diventa difficile da sostenere a lungo termine.

N°3. Movimento

E questo ci porta al terzo punto, alla terza  soluzione ovvero “Mettiti in moto”.

Cosa intendo con “mettiti in moto”?

Intendo: crea un piano d’azione.

Se in questo momento della tua situazione lavorativa non ti realizza, non ti soddisfa, non ti  appassiona, ti rattrista, ti stessa… crea un piano per migliorarla!

Con il primo punto abbiamo visto la chiarezza: dovresti aver messo più luce su che cosa ti dà difficoltà, su che cosa non ti piace nel lavoro a attuale.

Con il secondo punto abbiamo detto “trova un perché” per sostenere questa situazione e come ti dicevo collegalo poi al movimento, cioè non puoi restare in una situazione insoddisfacente per sempre. Si può sacrificare del tempo, della qualità di vita, dell’impegno se hai un perché, ma “a termine”!

Non puoi fare lo schiavo a vita! Quindi avere un piano d’azione è assolutamente indispensabile perché è quella cosa che ti permette di dire “ok là fuori diranno… tutti dicono che così succede per tutti, così va bene per tutti. Non importa. Io so che ho un piano d’azione e su questo piano d’azione sto costruendo il mio futuro!”

Come fare per avere questo piano d’azione? Innanzitutto devi conquistare più abilità, più maestria sul come affrontare il mercato del lavoro. Ognuno di noi esce oggi sul mercato del lavoro con la sua unica certezza che bisogna lavorare ed è troppo poco oggi per affrontare il mercato del lavoro!

Non è sufficiente “aver bisogno di lavorare” per trovare lavoro. E questo succede che tu esca dall’università come che tu ti ritrovi senza lavoro all’improvviso perché la tua azienda salta per aria, o perché tu decidi consapevolmente e deliberatamente di cambiare lavoro. Cioè, non è che perché tu hai bisogno di un lavoro tu sai trovare lavoro, ok?! Quindi prima cosa bisogna passare dal bisogno di un nuovo lavoro al “Come faccio a trovare lavoro” che non è il come trovo la soluzione – magheggio!

E’: come posso dotarmi di tutte le abilità, gli strumenti che mi servono, cosa mi serve padroneggiare per andare a caccia nel mondo del lavoro?

E’ come fare un qualsiasi sport, una qualsiasi attività, una  qualsiasi facoltà anzi dovrebbero metterlo obbligatorio nel corso di laurea quali solo gli strumenti efficaci per trovare lavoro!

Che poi gli strumenti efficaci per trovare lavoro è solo un pezzo dell’equazione  perché poi che dovrebbero all’università anche dire che ti hanno formato per una piccolissima parte del mercato, per la quale tu con ogni probabilità non hai un incastro perfetto…

Perciò ti dovrebbero dire ok ti abbiamo dato una forma mentis sul modo di affrontare lee tue competenze tecniche ti diamo anche qualche strumento per affrontare il mercato poi però tu devi trovare la maniera di capire che cosa ti piace e come incastrare i tuoi talenti, competenze e abilità migliori con quello che il mercato chiede, in modo da poter avere  finalmente un lavoro che vale la tua vita.

Questo è un pò futuristico pensare che l’università lo faccia e se  desideri approfondire questi temi il mio sito e tutto quanto il mio  lavoro è esattamente improntato su questo per dare quella formazione che  il nostro sistema scolastico per varie ragioni e motivi che adesso non andiamo a vedere, non ti dà e non ti darà mai perché un po’ non è nel loro interesse e un po diciamo che il tempo di messa in allineamento con l’avanzare della tecnologia del mondo veloce in cui viviamo oggi, rispetto i tempi diciamo standard scolastici, universitari… sono tempi molto diversi.

Se vuoi puoi approfondire questi temi e avere accesso all’anteprima del mio libro “Un Lavoro che vale”, che è esattamente il piano d’azione base che devi mettere a punto puoi andare su questa pagina e scaricarlo gratuitamente =>  www.ericazuanon.com/anteprima-libri/ 

Base non perché ce ne siano poi gli altri ma è la versione che puoi mettere a punto in qualsiasi momento a partire da qualsiasi punto tu ti trovi.

Vedrai poi nel libro, è un sistema circolare, una ruota che aumenta la sua portata man mano che la applichi quindi la sua versione base è esattamente uguale alla versione ingrandita solo che tu hai  aumentato la tua capacità, la tua maestria, le tue abilità nell’ identificare chi sei, che cosa vuoi veramente, nel capire che cosa vuole veramente il mercato e nel trovare il modo di comunicarti sul mercato in maniera tale che il mercato sappia che esisti, prima cosa.

Sappia che vali, seconda cosa, e che ti dia un’opportunità, terza cosa.

Che però tu ti sai giocare perché anche questa è una cosa importante: non  è sufficiente poi agganciare il lavoro.

L’aggancio del lavoro è una parte, certo non semplice, ma sapere come fare per mantenerlo e non fartelo portare via al primo soffio di vento è tutta un’altra cosa!

Perché hai bisogno di essere una persona che ha certe caratteristiche, certi requisiti e tutto questo non ti viene insegnato nel sistema scolastico e dalla nostra società.

Perciò intanto lavora su questi tre punti per far sì che il prossimo lunedì (beh, magari non proprio il prossimo-prossimo, perché è un processo che ha bisogno del suo tempo, però diciamo presto un qualche lunedì!) tu possa dire “E’ fantastico! non ho ancora al lavoro che veramente fa la differenza della mia vita, però sono dentro un processo preciso, è una strada e come tutte le strade è sufficiente che io percorra quella strada abbastanza lungo, per abbastanza tempo per arrivare a destinazione.”

Ecco questo è quello che il sistema CREEA di “Un lavoro che vale” ti dà: esattamente una ruota, una macina, un qualche cosa che ti permette di avanzare con il tuo passo, lento, veloce… a seconda del tempo che poi hai a disposizione, ma con sicurezza verso una direzione chiara che è la direzione di conquistare un lavoro che vale la tua vita!

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La differenza oggi la fa chi non si sottrae

La differenza oggi la fa chi non si sottrae

“Ma ti sìtto una dee Szuanon?”
[n.d.t.: ma tu sei una delle Zuanon]

“Sì esatto, la più grande”
(tecnicamente qui si dovrebbe dire “ea pì vecia” ma io di darmi della vecchia non ho nessuna intenzione)

“Ah ecco! Me pareva! G’era ‘na vita che no te vedevo”
[n.d.t.: Ah ecco mi pareva, era una vita che non ti vedevo]

“Sì, in effetti lavoro da casa, è raro che esco a prendere un caffè al bar”
(non mi sembrava il caso di dirgli che da svariati anni passo le mie serate immersa fra libri di copywriting e web marketing perché amo il mio lavoro molto più che l’idea di andare a prendere uno spritz al bar…)

“Beh, me fa proprio piaxere vedarte, i tui come stai? E to papà? Grande omo to papà”
[n.d.t.: Mi fa piacere vederti, come stanno i tuoi? E tuo papà? Grande uomo tuo papà]

Continuiamo a scambiare quattro altre chiacchiere amabilmente sullo stato di mamma, pensione di papà, numero di nipoti a cui siamo arrivati e diverse lodi su quanto bravo era mio padre a fare il suo mestiere, quante persone ha aiutato, di quella volta che ha salvato quella situazione e di quell’altra che a quel tizio gli ha risolto un altro problema enorme…

Io sorrido, come sempre compiaciuta quando mi capitano queste avventure stile “Amarcord” con mio padre protagonista.

Il mio cuore di figlia si gonfia ogni volta di orgoglio.

Al momento di pagare il signore dice:

“No, niente! Te ‘o offro mì el caffè”

Io spalanco gli occhi in un sorriso di gratitudine per questo gesto inaspettato di gentilezza. Sorrido stupita perchè non ho fatto proprio niente per meritarlo. Mi ritrovo a ricevere una gentilezza per il solo fatto di essere figlia di mio padre e della scia di gratitudine e rispetto che ha lasciato in giro nei suoi anni di lavoro fra i contadini della bassa padovana…

Saluto. Risalgo in macchina.

E mi corre un brivido lungo la schiena.

Ecco da dove è nato tutto, in verità. 
Da mio padre.

L’esempio vivente che ho sempre avuto sotto gli occhi di quanto nel mondo del lavoro la differenza la fa chi, con piccoli gesti dal grande significato e la determinazione a non lasciare mai indietro nessuno, lascia un segno dietro di sé capace di durare per ben più di trent’anni e oltre.

Grazie papà.

(P.S: Resta comunque tutta colpa tua se sono diventata ingegnere-ma-volevo-fare-altro e ora tormento l’umanità perchè non si accontentino di un lavoro che non li realizza davvero! ??)

#unlavorochevale

Missione Lavoro, Massimo Rosa, Erica Zuanon

Missione Lavoro a Tg e Non solo

Missione Lavoro a Tg e Non solo

Questa sera ho avuto il piacere e l’onore di essere intervistata da Francesca Lozito, Radio Presenter e Producer Editor di Radio Inblu, a diffusione nazionale. 

Ringrazio di cuore Francesca e Radio Inblu per questa splendida opportunità di far conoscere il mio “sogno”.

Un sogno grande, grandissimo, che non mi fa dormire la notte e che penso ti riguardi, se stai ancora leggendo queste parole.

Ho il sogno di vedere un numero sempre più grande di persone che escono dall’illusione collettiva del posto sicuro, entrano al comando della propria vita lavorativa e riprendono finalmente pieno possesso della loro realizzazione personale e, non meno importante, del loro tempo.

Persone che riescono a crescere professionalmente al punto da diventare indipendenti dalle aziende succhiasangue eredi del vecchio sistema capitalistico che ha impostato e comandato la vita di milioni di persone per più di un secolo di troppo.

Persone forti di quella nuova forza che nasce dall’aver riscoperto la passione e la fiducia in sé stessi, nelle proprie VERE capacità e talenti.

Persone che riescono, con lucidità e creatività, a diventare a tutti gli effetti le uniche padrone di sé stesse e della propria vita.

E’ sotto il faro di questo sogno che ho scritto il mio primo libro corso, “Un lavoro che vale per una vita che vale” quasi due anni fa.

Ed è sotto il faro di questo sogno che ho deciso, all’inizio di quest’anno, di lanciare una sfida al mio stesso sistema.

Dalla sfida è nato “Missione Lavoro”, il libro che ho avuto il piacere e l’onore di scrivere insieme a Massimo Rosa, un professionista che si occupa da un trentennio di ricerca e selezione di personale ed ha raggiunto una popolarità stellare in Italia.

Il suo lavoro consiste nel “cacciare” i migliori talenti del mercato del lavoro e proporli alle aziende che glieli commissionano.

Sky lo scelse per recitare la parte di “se stesso”nel programma The Apprentice al fianco di Flavio Briatore, ma nel mondo delle risorse umane Massimo Rosa ha lasciato traccia ideando la prima catena di Job Shop italiani, che si trasformarono negli anni nelle attuali Agenzie per il Lavoro.

Presidente e figura di primo piano in network internazionali di Executive Search, viene spesso citato ed intervistato dalle principali testate internazionali.

Missione Lavoro - Massimo Rosa, Erica Zuanon
Missione Lavoro

Missione Lavoro

Strategia politicamente scorretta per conquistare il mercato del lavoro 4.0.

E insomma alla fine, ci siamo. 

Questo libro, nato da una sfida decisamente anticonvenzionale, ha preso la via del mondo. 

Mi sento un pò come le mamme di una volta quando il figlio maggiorenne andava al militare. 

Perchè diciamocelo, il mondo del lavoro oggi è piuttosto simile ad una guerriglia pericolosa e sfidante. Affrontarlo a testa alta, con risultati economici e soddisfazione personale non è affatto cosa semplice. 

Richiede strategia, lucidità, conoscenze e strumenti adeguati. 

Tutto questo, e molto altro ancora è all’interno del nuovo libro che ho avuto il piacere e soprattutto il grande onore di pubblicare con Massimo Rosa,  un professionista che si occupa da un trentennio di ricerca e selezione di personale ed ha raggiunto una popolarità stellare. 

Sky lo scelse per recitare la parte di “se stesso”nel programma The Apprentice al fianco di Flavio Briatore, ma nel mondo delle risorse umane Massimo Rosa ha lasciato traccia ideando la prima catena di Job Shop italiani, che si trasformarono negli anni nelle attuali Agenzie per il Lavoro.

Presidente e figura di primo piano in network internazionali di Executive Search, viene spesso citato ed intervistato dalle principali testate internazionali.

Il libro affronta con sguardo lucido e anticonvenzionale il mercato del lavoro con un doppio ambizioso obiettivo in mente: vincere la disoccupazione e risvegliare l’eccellenza italiana.

Per arrivarci, niente vagheggiamenti di redditi di cittadinanza né proteste contro la mancanza di soluzioni “istituzionali” né, tanto meno, teoriche analisi macroeconomiche. Nel libro invece c’è posto solo per una via pratica, concreta ed efficace alla portata di chiunque sia determinato a trovare soluzioni vere, non favole demagogiche.

Con “Missione Lavoro” abbiamo voluto dare ai nostri lettori un modo per ripensare la propria professione e la propria condizione di lavoratori, così da poter finalmente affrontare il nuovo mercato occupazionale 4.0 a testa alta.

Negli ultimi anni, il mondo del lavoro è cambiato drasticamente esponendo tutti noi ad una rivoluzione – solo appena iniziata – che propone sfide per le quali molti sono ancora totalmente impreparati.

Ma una via d’uscita c’è.

In tutto questo processo di cambiamento, l’unica cosa che è rimasta invariabile e continua tutt’ora a dimostrarsi efficace è l’esistenza di figure chiave in grado di proporre, innovare, cambiare il vecchio modo di fare le cose.

Lavoratori per i quali il problema della crisi non esiste né mai esisterà.

Sviluppare le stesse doti di questa particolare “specie” di professionisti è la chiave di volta per uscire dallo spettro della disoccupazione, oltre che la via maestra per risvegliare i propri talenti addormentati da un’educazione fatta per appiattire anziché valorizzare il contributo del singolo.

Scopo del libro, dunque, è illustrare in modo chiaro e ripetibile il set di doti indispensabili a chiunque desideri far parte di questa preziosa quanto richiesta specie di professionisti del lavoro.

Il volume è accompagnato da un corso online di approfondimento che ne è parte integrante e contiene una serie di strumenti e, soprattutto, una strategia chiara con cui chiunque può, con il giusto impegno e determinazione, rifondare la propria carriera lavorativa in modo più stabile, remunerativo e soddisfacente.

GLI AUTORI

Massimo Rosa, Head Hunter piemontese diventato noto su larga scala grazie alla presenza su Sky a fianco di Flavio Briatore nella prima edizione di The Apprentice, in cui interpretava “se stesso” nelle selezioni dei candidati finalisti, dal 1990 si occupa di Risorse Umane migliorando le prospettive di carriera di manager e personale qualificato di alto livello, favorendo l’incremento delle loro retribuzioni ed accrescendo la performance delle aziende che li ospitano.  Nel 1991 ha creato il primo modello di “Job Shop” italiano trasformatosi negli anni nelle moderne Agenzie per il Lavoro ed è creatore della più grande rete italiana di Ricerca e Selezione di Persone Qualificato in licensing. Da anni ormai molto noto anche nel web grazie al blog e ai social in cui scrive per diletto raccontando quello che capita nella sua giornata di head hunter, cercando di offrire ai lettori (follower che ad oggi hanno superato i 100.000 fra pulse, newsletter e social) spunti di riflessione e angolature di vista non consuete.

Erica Zuanon, “ingegnere-ma-volevo-fare-altro” con una carriera da ex pianista professionista, riconvertita al web marketing e fissata con l’idea di risollevare le sorti di quanti più lavoratori possibili, dopo diversi anni di lavoro con i Sistemi di Gestione in trincea nel settore dell’automotive  ha pensato di sperimentarne i principi sulle difficoltà lavorative del dopo crisi, con effetti inaspettatamente positivi, oltre che perfettamente replicabili. Sicura di essere incappata in un sistema di informazioni indispensabile agli ancora troppi lavoratori convinti che il lavoro oggi è una missione quasi impossibile fra precarietà, globalizzazione, competizione e funesti presagi di invasione robotica, ha cercato riscontro e conferme nell’esperienza pluriennale di Massimo Rosa. Consulente aziendale, scrittrice, formatrice e blogger.

“Missione Lavoro” – 198 pagine + corso digitale online. Agosto 2018. Acquistabile solo su www.libromissionelavoro.it

Autori: Erica Zuanon, Massimo Rosa

Missione Lavoro - Massimo Rosa, Erica Zuanon
La vita è troppo breve per fare il lavoro sbagliato

La vita è troppo breve per fare il lavoro sbagliato

Intervista a cura di Giulia Landini

1 – Erica ci fai una panoramica sul mondo del lavoro in Italia?

Il mercato del lavoro è cambiato tantissimo in tutto il mondo e da ben prima dell’arrivo della crisi. Ci sono moltissimi testi, autori e pensatori che – in America soprattutto – hanno scritto e dato spunti fondamentali per capire il nuovo mondo che era alle porte. Solo che noi in Italia, purtroppo come spesso accade, siamo arrivati con un ritardo a dir poco micidiale.

Quando ha cominciato ad arrivare anche in Italia l’effetto della crisi del 2009, erano già in corso da diversi decenni alcuni fenomeni di cambiamento importanti di cui noi eravamo completamente all’oscuro.

Parlo di quello che oggi viene chiamato il fenomeno dell’Industria 4.0, dell’Internet of Things, dei Business Media e di tutto quello che ha a che fare con gli strumenti tecnologici e informativi che fanno la differenza fra chi riesce a cavalcare il burrascoso mercato di oggi e chi invece resta crudelmente tagliato fuori.

Non sono un’economista né un sociologo perciò non mi sento la persona più adatta per fare una panoramica generale sul mondo del lavoro in Italia. Tantissimo si potrebbe scrivere in materia da punti di vista micro e macro economici, oltre che in termini di politica del lavoro.

Io, da ingegnere addetto ai lavori solo perché la vita professionale mi ha portata a farlo cercando di trovare un modo di ritornare in sella dopo il colpo basso della crisi, mi sento solo di osservare una grandissima impreparazione generale di fronte al nuovo mercato.

Se una volta era sufficiente prendere un titolo di studio e uscire sul mercato con quello, condire il tutto con un po’ di passaparola e qualche curriculum spedito ad amici e conoscenti, oggi tutto questo è completamente inutile.

Ne deriva una situazione che per molti è diventata incomprensibile, oltre che causa di grandissime preoccupazioni per il futuro proprio e dei propri figli.

Siamo la prima generazione da svariati decenni ad essere più poveri dei nostri genitori. E, a guardare il futuro con tutte le sue nuvole di internetizzazione, automazione, intelligenza artificiale, paesi emergenti con manodopera a costo praticamente nullo, immigrazione e politiche inadeguate, non c’è da aspettarsi molto di positivo.

Le aziende chiudono, delocalizzano, i piccoli paesi e le realtà che una volta facevano il tessuto forte dell’Italia con tutte le sue microimprese stanno piegando la testa in modo sempre più drammatico.

Nonostante questo quadro davvero terrificante, esiste però una buona notizia. L’ho trovata ragionando da ingegnere e sperimentandola, perciò ha una sua validità molto concreta e per niente teorica.

Il modo di cercare lavoro e di affrontare il mercato del lavoro è sempre stato inadeguato: laureati, scrivi curriculum, manda curriculum, aspetta che ti rispondano, lavora fino alla pensione è sempre stato un modello inadeguato. Solo che non ce ne accorgevamo perché tutto filava liscio. E, tutto sommato, era un modo comodo di procedere e di vivere. Senza scossoni, prevedibile e non troppo complicato.

Ma la realtà dei fatti – che all’estero è conosciuta da molto prima che noi – è che per affrontare il mercato globale e ipertecnologico servono competenze e abilità specifiche relative alla ricerca lavoro.

Proviamo solo a pensare al fatto che, per guidare un auto bisogna superare un esame di guida, in cui si studiano informazioni teoriche e pratiche. Nessuno si sogna, per il solo fatto di essere diventato 18enne, di salire su un auto e autoproclamarsi capace di guidare.

Eppure invece, per il lavoro si dà per scontato che sia così: per il solo fatto che arriva il momento in cui termini la scuola e dunque dovrai fare qualcosa della tua vita, si assume che tu sappia come fare a trovarti un lavoro.

La conseguenza di tutto questo è un grande messaggio di speranza, nonostante tutto: se ci si dà il tempo di acquisire le abilità specifiche relative al come si cerca, si trova (e anche si mantiene!) un lavoro oggi, allora tutto migliora notevolmente, in termini di prospettive, di guadagni e di soddisfazione personale.

2 – La precarietà degli ultimi anni ha portato a una riqualificazione delle proprie abilità ed esperienze, cosa ne pensi?

Personalmente penso che siamo ancora molto lontani, mediamente, ad una vera e positiva riqualificazione delle proprie abilità ed esperienze. Siamo a mio avviso ancora più nella fase del “Cavoli, il mondo del lavoro è sempre più impazzito, fare il mio lavoro non è più possibile (o non mi piace più), cos’altro potrei mettermi a fare?”

Allo stesso tempo, complice la diffusione di tantissimi strumenti, stili di vita, alternative energetiche, di crescita personale, di indagine spirituale, di terapie corporee e chi più ne ha più ne metta, molte persone confondono la propria propensione personale verso queste – meravigliose – possibilità, con una via per uscire dai guai professionali ed economici.

La realtà dei fatti mostra purtroppo che di queste “riqualificazioni”, a buon fine ce ne sono molto poche. Poche sono le persone che, pur facendosi forza di uno o più corsi specifici nel nuovo settore o disciplina, riescono realmente a farne una professione capace di farli guadagnare e sostituire il precedente lavoro.

Questo succede, di nuovo, per mancanza di una strategia chiara e definita e per l’assenza di conoscenza specifica in merito alle reali dinamiche del mercato.Di nuovo perciò, nonostante la situazione difficile (basta vedere il numero di partite iva chiuse dopo uno, massimo due anni dall’apertura), è sufficiente prendere consapevolezza che il problema sta nella strategia e dotarsi di strumenti adeguati.

3 – Nuove professioni si affacciano sul mondo del lavoro: ce le racconti? Quali le più diffuse e quali le più strane?

Oggi viviamo in un mercato del lavoro che si definisce ormai “liquido”. Ovvero un mercato che non ha più forma, che si muove osmoticamente come l’acqua, infilandosi ovunque. Entrare nel dettaglio di questo argomento richiederebbe svariate ore di approfondimento. Diciamo che, sapendo come fare, esiste il modo di far nascere il proprio futuro posto di lavoro partendo dall’analisi delle proprie caratteristiche e competenze, incrociandole con le reali esigenze del mercato.

Sono molto scettica verso coloro che si lanciano in proclami del tipo “La professione X è la nuova professione del futuro! Mentre la professione Y non porterà più da nessuna parte”.

Fatte salve alcune circostanze contingenti che rendono impossibile fare una data professione nello stesso modo in cui si è sempre fatta (si pensi ad esempio ai fotografi dopo l’avvento delle telecamere digitali), per tutto il resto esiste solo la capacità – o incapacità – di individuare esigenze di mercato, analizzare le proprie competenze e proporle in modo tale da suscitare interesse nelle aziende.

La complessità tecnica, gestionale, informativa che le aziende e ognuno di noi individualmente deve affrontare quotidianamente richiede un numero sempre maggiore di specialisti esperti e capaci. Persone duttili e dalla mente aperta, con la capacità di cercare problemi da risolvere.

Come dire che, per chi sa cercare non c’è limite a quello che si può trovare.

Quanto al fatto di professioni strane, personalmente consiglio di occuparsene solo quando si è convinti che peggio del proprio lavoro non ce ne siano… un breve giro su Google e, dopo aver scoperto il raccoglitore di escrementi di elefanti – giusto per dirne uno – il proprio noioso lavoro di ufficio o in fabbrica diventa improvvisamente più accettabile!

4- Cosa consiglieresti a un giovane?

Oh, ai giovani avrei tantissimi consigli da dare, perché purtroppo il sistema scolastico attuale non è assolutamente preparato né impostato per dare indicazioni utili – a livello professionale – ai nostri giovani.

Ho un giovane sedicenne in casa che, applicando quello che mi sente quotidianamente ripetere in merito, ha già ricevuto diverse offerte di lavoro e sta creandosi un futuro pieno di possibilità.

Da ex-genitore preoccupatissimo per il futuro professionale dei miei figli, essere arrivata al punto di aver trovato e aver potuto dare un set di informazioni e dati che lo mettono al sicuro da ogni futuro rischio di disoccupazione, mi fa sentire di aver investito molto bene tutti i miei sforzi e il mio impegno.

5 – Raccontaci del tuo metodo e del tuo libro nato da questo metodo.

Il mio metodo è figlio della crisi e di tutto quello che mi è capitato professionalmente dal momento in cui mi sono laureata in poi.

Inizialmente molto insoddisfatta e frustrata per il mio titolo di ingegnere preso solo perché “così sei sicura di trovare sempre lavoro” ho trascorso alcuni anni in giro per il mondo facendo la pianista e l’insegnante squattrinata, fino al punto di rinunciarci e cominciare una brillante – quanto insoddisfacente – carriera in azienda come ingegnere. Poi è arrivata la crisi e quel titolo che mi doveva assicurare di non perdere mai il lavoro risultò non essere sufficiente: ero rimasta senza lavoro esattamente come tutti gli altri.

Il segno di quella perdita è rimasto indelebile per anni: non solo non avevo fatto quello che volevo nella mia vita professionale, sacrificando le mie passioni per un guadagno, ma quel guadagno da un certo punto in poi non era più assicurato come mi era stato promesso.

Nonostante fossi ritornata in sella al mercato del lavoro, il terrore di ritrovarmi di nuovo in quella condizione mi aveva trasformato in una macchina-cerca-alternative. Ero ossessionata: di giorno lavoravo, di notte cercavo di capire come fare per assicurarmi un flusso costante e redditizio di lavoro a prescindere dalle condizioni del mercato.

E’ stato così che ho fatto conoscenza del marketing, del web, dell’info business e di tutta un’altra lunga serie di competenze e abilità di cui la maggior parte delle persone è purtroppo totalmente all’oscuro.

Mi è costato anni di studio e fatica (per non parlare del costo economico per studiare tutto quello di cui nessuno mi aveva mai parlato, nemmeno nella mia “famosa” facoltà di ingegneria elettronica). Strada facendo condividevo la sintesi di quello che avevo sperimentato su di me, ovviamente solo la parte che aveva funzionato!, e cominciai ad avere un certo numero di persone che mi chiedevano informazioni, aiuto e di condividere con loro la mia “spremuta” essenziale. Il problema era come trasmetterlo in modo organico, facile, efficace, concreto e rapido.

A quel punto vennero in aiuto i miei anni da consulente in azienda nei sistemi di gestione. Nel settore dell’Automotive dove avevo lavorato per tanti anni, era famoso il “sistema Toyota” messo a punto da un tale Prof. Deming, americano trapiantato in Giappone per una lunga storia.

Pensai che se quel sistema di strutturazione delle informazioni aveva permesso alla Toyota di mettere k.o. la Ford del dopo guerra e la sua incontrastata supremazia nel settore della costruzione di automobili, valeva la pena provare ad adattarlo ai miei scopi.

L’innesto è riuscito felicemente ed è nato il Sistema C.R.E.E.A. di cui parlo e spiego nel dettaglio nel mio libro “LAVORO! Un lavoro che vale per una vita che vale”.

Del libro, dei corsi che tengo e di tanti contenuti gratuiti che ho creato per aiutare a divulgare queste informzioni per poter riportare la speranza a quante più persone possibile, è possibile sapere di più sul mio sito www.lavoroecarriera.it

In conclusione, l’ho detto più volte ma desidero ripeterlo perché è il concetto per me più importante:

la speranza non è una strategia efficace. Le cose non andranno meglio perché lo si spera. Ma nel momento in cui si comprende che anche tutto ciò che gravita attorno al mondo del lavoro (come si trova, come si cerca, come si cambia, come si tiene, come si migliora, ecc.) è qualcosa che si può apprendere e studiare, allora è più che giusto sentirsi speranzosi e fiduciosi: è solo questione di tempo, ma i risultati arriveranno.