UBER taglia 350 posti di lavoro e Wall Street festeggia

UBER taglia 350 posti di lavoro e Wall Street festeggia

UBER, l’app-fenomeno “tassisti-fai-da-te” taglia 350 posti di lavoro: i titoli a Wall Street fanno +4%. Meno felici i lavoratori lasciati a casa.

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C’è chi la ama, c’è chi la odia. Come in tutti i fenomeni cresciuti in fretta quanto i funghi dopo un’acquazzone, l’app che mette in contatto persone in cerca di un passaggio e proprietari di auto con posti liberi, non smette di far parlare di sè.

Già il gossip era alto PRIMA della notizia dei nuovi tagli… figuriamoci ora! Considera per esempio che su Google una delle parole chiave più cercate è “sciopero dei taxi fanculo chiamo uber“, seguita da “fanculo chiamo uber“. (Per i più scettici ecco direttamente la schermata di Google Trends)

Sciopero dei taxi fanculo chiamo uber

Il punto qual è?

E’ presto detto:

  1. l’app per il servizio di trasporto automobilistico privato che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti ha fatto scalpore per l’ovvio motivo di fare concorrenza ai tassisti
  2. poi però il cliente ha sempre ragione e, come dimostrano le ricerche, se i tassisti fanno sciopero… “fanculo chiamo uber”.

In questo panorama già piuttosto controverso si aggiunge la notizia del nuovo taglio di posti di lavoro.

Ad annunciarlo è stato Dara Khosrowshahi che nonostante il nome da donna, in realtà è un uomo d’affari iraniano-americano nonchè amministratore delegato di Uber. Non so come se la metta adesso la mattina quando si guarda allo specchio, ma di fatto con i 350 appena licenziati sommati ai 435 lasciati a casa a settembre, UBER raggiunge quota quasi 1000 di lavoratori che nel 2019 avranno ben poco da festeggiare.

Probabilmente la questione lo ha toccato in modo più “leggero” visto che – come già successo tante altre volte con grandi colossi in fase di “ristrutturazione” la comunicazione ai poveri dipendenti è arrivata tramite una semplice, fredda mail.

Il testo? All’incirca questo:

“Come sapete negli ultimi mesi” il management “ha valutato attentamente” la squadra per assicurare che la “nostra organizzazione sia adeguata per il successo nei prossimi anni. Questo si è tradotto in difficili ma necessarie modifiche per assicurare di avere le persone giuste nei ruoli giusti” si legge nell’email di Khosrowshahi.

Mentre i lavoratori che hanno ricevuto la gentile mail impacchettano i loro effetti personali, i titoli dell’app in borsa a Wall Street, segnano un + 4%.

Morale della storia (secondo me)

1. Ogni mattina un Amministratore Delegato si alza e decide se premere “INVIA” sulla mail di licenziamento di massa che ha pronta in bozze nel pc.

2. Ogni mattina un Lavoratore si alza e dovrebbe guardare con terrore dentro la sua casella mail. Si sa mai che questa volta tocchi a te.

3. Non importa se sei Amministratore Delegato o Lavoratore… meglio non guardare le email!

Ok, tristi scherzi a parte in questo goffo tentativo di sdrammatizzare una situazione che è tutt’altro che simpatica…

Ho letto questa notizia e una stretta al cuore mi ha fatto ritornare dritta al giorno in cui anche io, nei corridoi di una famosissima azienda Automotive, ho visto arrivare la notizia della prima grande ondata di Cassa Integrazione.

Quando una tegola del genere ti cade in testa, non importa se sei operaio di linea o direttore di stabilimento. Detta in gergo tecnico… sono [email protected]

Se non hai un piano B pronto nel cassetto, per qualunque evenienza possa capitare in questo frastornante mondo del lavoro… beh sei destinato veramente a fare la vita della gazzella che prega di non essere presa dal leone.

Per questo motivo insisto così tanto sul far sapere alle persone che non solo avere un Sistema di Carriera ti permette di puntare ad un lavoro migliore -se lo desideri e ne hai bisogno – ma ti dà più opportunità per il tuo futuro.

Non puoi più sperare nella sicurezza del posto di lavoro. Per questo l’unica soluzione è imparare a contare con sicurezza sulla TUA CAPACITA’ di procurarti sempre un prossimo posto di lavoro soddisfacente e adeguato.

Quando vuoi, come vuoi, con le caratteristiche che vuoi.

Come? Non importa, basta che sia una strategia. E non è una strategia “sperare che non succeda”. 
Se vuoi, ti racconto la strategia che ho messo a punto io e che insegno, oltre ad aver usato e usare su di me tutt’ora. 
E’ ingegneristica, ripetibile, al passo coi tempi di questo strano mercato del lavoro 4.0. 

Fatti un giro sul mio sito. Dai uno sguardo a CHI SONOCOSA POSSO FARE PER TE.

Troverai molto materiale gratuito da cui partire per approfondire il concetto di SISTEMA DI CARRIERA, l’unico modo con cui oggi puoi pensare di affrontare il lavoro, a prescindere da come si alza il tuo diretto fornitore di stipendio e/o di pagamenti. 

Canta la tua canzone. Il resto verrà da sé (forse)

Canta la tua canzone. Il resto verrà da sé (forse)

Come fai ad essere felice quando non sei felice?

Ci sono mille e una ricette che promettono di dirti esattamente come fare. Ne sono piene le librerie, i siti web, i social, persino i baci Perugina.

E quindi il dilemma è: ok, ma quale fra queste, mille più una, teorie brillantissime e sicurissime scelgo?

Vado nella direzione olistica del vivere il momento oppure devo ascoltare quelli che dicono che ti servono obiettivi chiari, raggiungibili e un piano d’azione a prova di bomba?

Siccome non hai la minima idea di quale faccia per te, scegli “quello dove ti porta il cuore”. Ma il tuo cuore sa davvero cosa è meglio per te?

Non ha forse trascorso troppi anni sommerso di tutti i “dovrei, vorrei ma non posso, mi piacerebbe ma il dovere mi chiama”?

Questo,  di base è il grandissimo errore che tutti noi facciamo.

Crediamo al cuore perché SENTIAMO che lì c’è la vera risposta che cerchiamo. Ma ci dimentichiamo che il nostro cuore, la nostra natura più profonda è in realtà stata spezzata anni fa, quando ancora eravamo solo dei bambini fiduciosi della vita.

Una fiducia che troppo spesso è rimasta tradita. A volte in buona fede, ma non per questo ha fatto meno male.

Scegliere qualunque cosa nella tua vita dando retta ad un cuore spezzato, dunque, non è una via affidabile.

Meno che mai lo è il prendere decisioni sulla base di ciò che la tua mente razionale ti dice. E’ così intrisa di tutti i dettami della società, dell’educazione, di quello che dovresti o non dovresti fare, che lì dentro non puoi certo aspettarti di trovare il vero te stesso!

E’ come la famosa storia dell’uovo e della gallina. O di “Achille e la Tartaruga” o del gatto che si morde la coda. Da qualunque parte la giri, non riesci a vedere la via d’uscita.

Lo spazio dei miracoli

Per questo motivo, quando vuoi finalmente cambiare vita, liberarti dall’ansia di pensieri tristi e opprimenti, trovare un nuovo lavoro, cambiare professione, approdare ad una vita più felice, hai bisogno di uscire dal falso dilemma “cuore vs. cervello” e spostarti in un piano diverso.

Mi piace chiamarlo “lo spazio dei miracoli” perché è quello spazio silenzioso in cui riesci finalmente a ritrovare l’immagine naturale e più profonda di te.

Hillman, noto psicologo, è diventato famoso fra le altre cose per la teoria della “GHIANDA”. Dice che ognuno di noi, quando nasce, ha in sé un’immagine implicita già perfettamente completa. Se nasci ghianda è ovvio, naturale e imprescindibile che tu crescendo possa diventare solo una QUERCIA.

Noi umani invece ci siamo incasinati così tanto la vita, che al momento in cui cresciamo non abbiamo nemmeno la più vaga idea di quale sia la nostra “impronta” di nascita, il motivo intrinseco scritto nel nostro DNA, quello per cui siamo apparsi sul pianeta Terra in questa incarnazione.

E così passiamo da una nevrosi all’altra, cercando sollievo a quell’unico dolore ancestrale che reclama vendetta: il dolore di negare la tua vera natura, la tua ESSENZA ovvero ciò che il tuo ESSERE è davvero, nel profondo. Quell’essere che è al di là delle socializzazioni, del “fai l’ingegnere perché così trovi lavoro sicuro”, del “prendi l’azienda di papà perché i tempi sono duri, almeno così erediti qualcosa che già funziona” e via dicendo.

Siamo una società così nevroticamente incazzata per tutta la negazione autoimposta in cui viviamo, che finiamo per odiare noi stessi e il mondo in modi che fino a qualche secolo fa erano impensabili.

Commentiamo velenosamente sui social qualunque successo chiunque riesca ad ottenere perché ci sembra quasi un delitto di ingiustizia. “Ma come? LUI riesce ad avere successo, trovare la sua natura, cantare la sua canzone, e io no? Che sia dannato! Se non posso averlo, almeno posso distruggerlo!

E giù di commenti avvelenati ovunque possibile. Giudizi implacabili su qualunque persona mostri anche solo un minimo di successo e di felicità.

Anziché chiederci con intensità e pazienza “Qual è, invece, la MIA canzone?”, preferiamo distruggere chi canta la propria o, nel migliore dei casi, ci richiudiamo in un’amarezza personale che ci fa appassire.

Ingrassiamo, mangiamo troppo, ridiamo troppo poco, andiamo troppo sui social e troppo poco nella natura.

Cantare la tua canzone è l’unico modo per riuscire ad essere veramente felice.

E non significa “solamente” riuscire a trovare il lavoro giusto per te (anche perché, in realtà, non esiste affatto. Quantomeno, non come siamo stati abituati a credere che esistesse).

Significa entrare così profondamente in contatto con la tua ESSENZA da esprimerti in qualunque momento, nel mondo, in famiglia, al lavoro, sulla frequenza che ti appartiene. L’unica capace di rendere qualunque suono, movimento o azione che compi nella tua giornata, così meravigliosa da farti vibrare di felicità.

E’ solo quando impari a risuonare alla TUA personale frequenza che il mondo torna a riapparirti BELLO e la vita degna di essere vissuta.

Solo allora vedi veramente apparire coincidenze e sincronicità nella tua vita tali da sembrare quasi dei “miracoli”.

Quando smetti di vedere i miracoli nella tua vita è solo perché ti sei allontanato da ciò che sei veramente.

Quando smetti di vedere i miracoli nella tua vita è perché hai perso, di nuovo, la tua frequenza. Hai smesso, di nuovo, di cantare la tua canzone.

La luna, il rospo e la rana

Qual è l’unica differenza fra la luna, un rospo e una rana?

So che potrebbe sembrare una domanda strana ma è proprio dalle domande strane che vengono fuori le risposte più sorprendenti.

Io stessa, quando mi è apparsa questa strana domanda dritta dal mio “spazio dei miracoli”, ho impiegato del tempo a capirlo.

A volte, quando entri bene a fondo nello “spazio dei miracoli”, ti ritrovi con immagini, frasi, spezzoni di canzone, domande strane come questa. E’ il tuo DNA che sta vibrando alla tua frequenza e ti manda segnali di “fumo” per richiamare la tua attenzione e metterti sulla retta via.

Ignorare questi segnali solo perché sono strani, è il peggiore autogoal che possiamo fare.

Esattamente come la luna.

La luna, a differenza della rana e del rospo, vive di luce riflessa.

La rana e il rospo, pur non esattamente fra le creature più belle del creato, vivono di luce propria.

Cantano la loro canzone, ogni giorno. E se la godono. Senza pensieri. Senza dilemmi.

Perché non fanno che vivere la loro vera essenza.

Non pensano “dovrei cambiare lavoro perché questo qui nello stagno è troppo umido”.

Non si arrovellano sul “Rospo mi ha guardato storto, forse non mi ama più”.

Non si chiedono ansiosamente “Oddio cosa mi riserverà il futuro”.

Loro semplicemente, brillano di luce propria, cantano la loro canzone e basta.

Mentre la luna, bellissima e intoccabile, brilla di luce riflessa e tace. Tristemente.

Ora il punto, da ingegnere pragmatico, è: bellissimo e poeticissimo tutto questo, ma “In pratica, io come devo fare?”

Come devo fare per essere più felice? Come devo fare per avere un lavoro migliore? Come devo fare per trovare un nuovo lavoro, già che mi hanno appena lasciato a casa inaspettatamente e ho bollette e mutuo da pagare?

Mi piacerebbe dirti che esiste una risposta facile e veloce. Una formula magica con cui mettere a posto tutti i tuoi problemi.

Ma la verità è che non so se esiste una via per interiorizzare tutta la saggezza antica dei tempi e imparare ad essere felici. E se esiste, io non l’ho trovata.

Per questo, da anni ormai, ho scelto di focalizzare la mia attenzione e il mio impegno solo su quello che materialmente posso cambiare. Quello su cui ho potere.

E col tempo ho scoperto che l’unica cosa su cui hai realmente potere è il fatto di attraversare quante più esperienze possibili con occhi e cuori attenti, pronti a riconoscere i segnali del fatto che stai attraversandone una di quelle in cui la tua frequenza risuona.

Detta in altro modo. Se passi la vita a fare “questo-ma-volevo-fare-altro”, l’unica certezza che hai è che non troverai MAI il modo di far vibrare la tua vera natura, la tua frequenza o essenza.

Ma se impari come procurarti esperienze professionali diverse e man mano più affini a te, perché le attraversi mentre riconosci quali parti di queste esperienze fanno risuonare la tua anima, allora hai una via certa e misurabile per dirigerti verso al momento in cui la tua vera natura risuona pienamente.

La maggioranza delle persone che si rivolge a me è convinta di poter decidere, a priori, quale nuovo diverso lavoro potrebbe piacergli, considerato che quello che fa non gli piace.

Pensa di poter decidere “a secco”, come se si trovasse in una gelateria: “No, cioccolato fondente ho assaggiato  e mi fa schifo, andiamo di vaniglia perché lì troverò di sicuro la mia felicità”.

Quando qualcuno si rivolge a me per cercare un lavoro migliore, è convinto che io o chiunque altro, possa dargli un sistema per capire che gusto gli piacerebbe mangiare al posto del cioccolato. Ma questo è impossibile. E’ impossibile perché va esattamente contro la teoria della ghianda di cui abbiamo parlato.

Solo tu, dentro di te hai l’immagine di ciò che sei davvero. Nessuno fuori di te può dirti che immagine è.

Per questo, il meglio che posso fare – io e chiunque altro – è darti gli strumenti migliori per imparare a decodificare i tuoi gusti e saltare il più velocemente possibile da una posizione ad un’altra, fino al punto in cui, per il 70, 80, 90% del tuo tempo fai e sei ciò che sei veramente.

Per spiegarti al meglio quello che intendo, ho registrato un intero video corso, della durata di ben 2 ore, in cui ti spiego esattamente i passi da fare, gli stessi che hanno permesso a me – frustrato ingegnereMaVolevoFareAltro – di reinventarmi professionalmente e imparare finalmente a scoprire e cantare la mia canzone.  Lo trovi qui: “Videocorso Aggiusta il tuo Lavoro, preparati al Futuro”.

Qualche buona pratica… in pratica

Eccoti nel frattempo qualche consiglio olistico di quelli che ho usato io per imparare a riconoscere la mia voce. Questi, in particolare sono tratti da “La via Femminile” di S. Oberhammer.

  • Esci dal coro e non vergognarti di provare a cantare la TUA canzone. A qualcuno non piacerà? Che importa. E’ la tua melodia, se non la canti in questa vita quando lo farai?
  • Credi nelle tue idee e nei tuoi progetti e mostrali mondo come doni preziosi.
  • Coltiva i tuoi interessi appena hai tempo. Non appiattirti nelle domeniche vagabondando dove non hai voglia di essere.
  • Non obbligarti a dire sempre “sì sì” anche se sulla punta della lingua c’è un “no”.
  • Non avere paura di esprimere le tue idee.
  • Non limitarti nella tua voglia di esprimerti solo perché ti potrebbero dire che sei [email protected] Strano è chi rende i suoi giorni e i suoi anni tutti uguali.
  • Ricordati che essere troppo compiacente ti toglie il fiato e rende la tua vita asfissiante.
  • Concediti di fare delle cose senza motivo, solo perché le senti provenirti da dentro. Nel tempo scoprirai che hanno come scopo quello che ti avvicina alla tua anima.

Per un percorso più strutturato e passo-dopo-passo invece, scarica il mio videocorso gratuito “Aggiusta il tuo Lavoro, preparati al Futuro da qui

 

RoboTEEN. Un motore per parlare di adolescenti e di futuro

RoboTEEN. Un motore per parlare di adolescenti e di futuro

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Ci stiamo prendendo gusto! Guardate un pò cosa sono riuscita a spremere fuori da un riottoso adolescente grazie ad un semplice motorino elettrico 😎 Abbiamo parlato di Futuro, di mettersi in moto, di comunicazione genitori-figli (questa semisconosciuta 😅)

👉Se sei un genitore e vuoi raccontare la tua, scrivi!
👉Se sei un genitore e hai qualche domanda da fare ad un adolescente… chiedi! (cercherò un nuovo componente elettrico per farlo parlare 😎)
👉 Se hai voglia di approfondire il progetto Roboteen, fai un giro qui: www.roboteen.it

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(comprende i primi capitoli di Missione Lavoro e Un Lavoro che Vale)

Avventura RoboTEEN. Come tutto è cominciato…

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La vita sa essere meravigliosamente ironica a volte… Poteva un ex-frustrato Ingegnere-ma-volevo-fare-altro ricevere in custodia dall’universo niente meno che un giovane appassionato di… ROBOTICA?

A quanto pare… no 😅 
Ecco com’è cominciata questa nuova avventura.

www.roboteen.it

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Cosa fare quando hai un lavoro che non vale abbastanza?

Cosa fare quando hai un lavoro che non vale abbastanza?

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Quando hai un lavoro che non ti realizza… un lavoro che ti impegna troppo ma ti paga poco… quando il tuo cuore vorrebbe fare altro ma non sa cosa fare… cosa si fa?

In questo video la risposta che ho dato ad una giovane ingegnere insoddisfatta. (No, stavolta non sono io l’ingegnere in questione!)

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Un lavoro diverso è possibile

Un lavoro diverso è possibile

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 “L’economia dovrebbe interessarsi non solo dell’allocazione efficiente dei beni materiali ma anche della progettazione di istituzioni nelle quali i soggetti sono felici di interagire tra di loro” scriveva qualche tempo fa sull’American Economic Review Matthew Rabin, docente brillante dell’Università di Harvard.

Come dire: Lavoratori felici = Aziende più competitive.

Lo so, per moltissimi oggi ancora, parlare di “felicità” sul lavoro sembra quasi una contraddizione in termini, un vero e proprio contro-senso.

Per fortuna però, sempre più spesso oggi, non solo aumentano le evidenze scientifiche che dimostrano come la felicità sul lavoro sia ormai un vero e proprio principio di “buon governo aziendale”, ma aumenta anche il numero di persone brillanti che hanno più voglia di pensare al futuro che rimuginare sul passato.

Dove le trovi?

Beh, nei giorni scorsi ne potevi trovare diverse decine a Firenze, al Festival Nazionale dell’Economia Civile (si è conclusa giusto ieri l’ultima edizione).

Di Festival oggi si sa, ce ne sono tanti, ma questo mi piace particolarmente perché, come scrivono sul loro sito è “un luogo di incontro per dare forza e slancio a una grande, democratica e generativa, mobilitazione di persone, imprese e associazioni per una nuova economia. Un Festival che dà voce a una società civile in movimento: giovani che coniugano profitto e impatto sociale, imprenditori campioni nella creazione di valore sostenibile, comunità che coltivano semi di cambiamento che trasformano la realtà.”

 Per dirla come nel mio Libro (www.unlavorochevale.it), quello di questo fine settimana a Firenze era un vero e proprio covo di meravigliose Aziende GIVER.

Aziende “virtuose”. Non nel senso di buone, brave o “santerelle”. No. Sono virtuose nel senso originario del termine. L’aretè, la virtù, per i greci era, infatti, la qualità dell’eccellenza. La capacità di portare a compimento e far fiorire le proprie potenzialità. Definiamo, per questo, un pianista, virtuoso, o di un poeta diciamo che è un virtuoso della parola.  

Aziende pensate e fatte da LavorArtisti insomma, come li definisco nel mio secondo libro (www.libromissionelavoro.it), lavoratori appassionati di ciò che fanno, pieni di creatività, voglia di contribuire, capacità di innovare, fiuto per cercare opportunità di crescita e voglia di fare la differenza attraverso il chiedersi di più, anziché il lamentarsi per il “di meno”. E così succede che queste imprese eccellono, nel senso che fanno fiorire persone e luoghi, idee e territori, non accontentandosi dell’ordinario, ma andando alla ricerca dello straordinario.

E come lo cerchi lo straordinario se non dando risorse e strumenti di creatività, soddisfazione e maggior benessere personale ai tuoi stessi lavoratori? Non certo spremendoli come limoni.

E non parlo solo di spremere i lavoratori dal punto di vista economico perché, come queste aziende innovative ben dimostrano, quando cambi il paradigma tutto cambia. Quando cominci ad INCLUDERE i tuoi dipendenti all’interno della tua visione aziendale come RISORSA principale anziché come semplice costo, allora tutto cambia.

Per cambiare bisogna cominciare a farci entrare nel sangue, nel cuore e nel cervello che sono davvero finiti i tempi del “Paron” o del “Commenda” che comanda tutto da solo e fa tutto da solo. In un mondo iper connesso, iper tecnologico e iper globale quale quello in cui siamo è indispensabile imparare a fare SQUADRA.

Ma non così, giusto per far contento il responsabile del personale. Serve imparare a creare una SQUADRA STRAORDINARIA per la sua capacità di produrre VALORE, RISOLVERE PROBLEMI e COLLABORARE per l’ECCELLENZA.  

Lo so, non è esattamente dire poco. Per questo sempre più aziende oggi fanno così tanta fatica ad affrontare il mercato del lavoro 4.0. Mancano i requisiti fondamentali alla base. Manca un’adesione reale dei lavoratori all’azienda. Manca, troppo spesso, una visione e un progetto dell’azienda per creare adesione e reale partecipazione dei propri lavoratori, oltre che fornire loro strumenti adeguati per rispondere al meglio alle esigenze aziendali.

Ecco perché le aziende Giver di Firenze (chissà poi quante altre ce ne sono in giro di cui non conosciamo l’esistenza!) sono imprese che producono “valore”. Non solo ricchezza, ma valore. A differenza delle aziende “sucker”, le succhiasangue come le chiamo in “Un Lavoro che Vale”, che invece si limitano a TOGLIERE risorse alle persone con le quali interagiscono e ai territori nei quali operano. Basta pensare l’industria dell’azzardo, chi produce armi, le imprese fortemente inquinanti, ma anche le imprese che offrono lavori inutili.

Le aziende Giver di cui si è sentita voce a Firenze invece portano valore e sono… BELLE.

C’è l’impresa che attraverso la moda e la creatività, riciclando materiali di scarto, porta dignità e una professione alle donne in carcere. E poi quella che produce generatori solari che, al contempo, depurano l’acqua e forniscono accesso ad Internet per le città del futuro.

C’è anche la multinazionale che, oltre ai punti vendita, fonda empori dove chi ha bisogno può prendere in prestito attrezzi e materiali per i lavori casalinghi. Sono imprese civili, plurali, bio-diverse, ibride.

Sono imprese fatte principalmente di “relazioni”, che  vanno alla ricerca di nuove domande, fanno emergere nuovi bisogni, scrutano i luoghi e le persone per coglierne le domande inespresse.

 “Eh, ma c’è la concorrenza, i cinesi mi mordono i calcagni… non ho tempo per formare i miei dipendenti, lavorare sulle relazioni… devo far quadrare i conti a fine mese io!  Li assumo perché mi dovrebbero aiutare e invece pare che non aspettino altro che succhiarmi lo stipendio a fine mese!” 

Questa, per molti imprenditori è la sensazione diffusa: i lavoratori sono spesso piantagrane e troppo poco produttivi. Sicuramente molto più interessati al loro tornaconto che al bene dell’azienda. Per tanti imprenditori la percezione di essere all’interno di un rapporto sbilanciato in cui ciò che ricevono in cambio dai propri lavoratori è molto inferiore a quello che sentono di dare.

Poi però, guarda caso, la stessa identica sensazione accomuna molti lavoratori. Insoddisfatti, si trascinano in una angosciante routine casa-lavoro, senza nessuna voglia, né passione.

Il venticinque percento dei lavoratori nei paesi avanzati, soprattutto giovani, percepisce il proprio lavoro come inutile. Le imprese civili invece creano e distribuiscono valore condiviso, che tracima oltre i confini dell’organizzazione per inondare l’ambienta nel quale operano.

E allora che si fa?

Innanzitutto si prende atto che non tutte le aziende sono succhiasangue e non tutti i lavoratori sono dei fannulloni.

In secondo luogo si affronta la realtà dei fatti: non è una questione di assumere meglio o diversamente. Molto spesso un lavoratore brillante per una certa realtà – a contatto con compiti, mansioni e contesto diversi diventa un lavoratore che si spegne e finisce per chiedersi sempre di meno e dare sempre di meno.

Infine si comincia a chiedersi DI PIU’. Di più come azienda e di più come lavoratori.

Come azienda, mai come oggi, è il momento di fermarsi a riflettere quanta attenzione e intenzione stiamo mettendo nella guida dei nostri lavoratori: sono numeri che mandano avanti la baracca, o sono persone da cui, con un po’ di buona volontà e una strategia efficace, potremmo riaccendere passione, entusiasmo e voglia di fare la differenza?

Come lavoratori, mai come oggi, è il momento di rendersi conto che – nonostante la crisi – le opportunità di crescita e di cambiamento sono tantissime. Solo che dobbiamo imparare a riconoscerle, trovarle, scovarle.

Come insegna il Festival, queste “imprese civili” esistono e sono tante; piccole, forse, ma molto concrete. Sono figlie della nostra creatività tutta italiana che non aspetta altro che essere richiamata all’azione.

Una chiamata al diventare LavorArtisti appassionati, non più solamente lavoratori o imprenditori insoddisfatti, frustrati, stressati che si trascinano stancamente combattendo la loro silenziosa guerra quotidiana in attesa del prossimo momento di tregua nel weekend (forse… email e straordinari permettendo).

E’ solo quando il lavoro diventa Arte, che finalmente smette di diventare Lavoro!

Fonte https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2019-03-30/addio-profitto-scopo-dell-impresa-e-felicita-chi-ne-fa-parte-152327.shtml

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“Non azzardarti a volare basso, amico mio. Non sentirti in colpa se hai obiettivi alti. Quei sogni sono stati piantati come semi nella tua anima per un motivo ed è tuo dovere onorarli. Non frenarti nella vita solo per confortare o placare chi ti sta intorno. Trattenersi non è umiltà: è mentire”  Cit. B. Burchard